8 luglio 2018 - Distorto,  metallico, duro, ma dalle profonde sfumature romantiche. C’è un suono di chitarra elettrica che in Italia è la rappresentazione perfetta dell’iconografia del rock. E’ quello che caratterizza la musica di Stef Burns (FOTO), il chitarrista americano, da molti anni al fianco di Vasco Rossi, che lunedì 9 luglio (biglietti esauriti, replica mercoledì 11) si esibisce al Bravo Caffè (Via Mascarella 1) con il gruppo The Italian Job, del quale fanno parte il bassista Claudio ‘Gallo’ Golinelli, altro collaboratore del rocker di Zocca, e il batterista Juan Van Emmerloot.

Burns, quanto c’è di americano e quanto di italiano nella musica che suonerà al Bravo Cafe?

«Il concerto è immaginato come un omaggio alla musica che per me è stata formativa e che affonda le sue radici nel rock blues e nell’hard rock americano di fine anni ’60 e dei primi ’70. Erano i dischi che consumavo nella mia cameretta, il loro ascolto evoca panorami senza fine. Quelle chitarre erano la mia evasione».

Una via di fuga che l’ha portata al fianco del rocker più famoso d’Italia, Vasco Rossi.

«Se non ci fosse stato il rock che amo, non sarebbe mai successo. Io avevo suonato in un disco di Alice Cooper, che mi aveva contattato su suggerimento del chitarrista Joe Satriani. Guido Elmi cercava un suono di chitarra che ricordasse Cooper e ascoltò quell’album, si innamorò della mia performance e mi contattò. Da allora sono il chitarrista di Vasco».

E qui inizia la sua vita italiana.

«Certo, ho cercato di sottolineare le grandi doti melodiche di Vasco con un suono possente, persino epico, che è poi il mio segno stilistico. E, a mia volta, sono stato profondamente influenzato da Vasco nella scrittura, che è diventata più intimista, riflessiva. Ecco, questo è il versante più italiano del mio ‘Italian Job’».

A proposito di scrittura, lei, in così tanti anni al fianco di Vasco, ha scritto per lui solo un brano, ‘Stammi vicino’. Quando ascolteremo il prossimo?

«Vasco è il più meticoloso professionista che abbia mai conosciuto. Se deve cantare una canzone scritta da un altro, il brano deve rasentare la perfezione. Ho molti testi sui quali lavoro adesso e che potrebbero essere cantati da lui. Ma è una gestazione molto lunga. Lui ascolta, suggerisce le modifiche, indica i punti da trasformare, poi passa del tempo, chiede altri cambiamenti, vuole rifare il ritornello… Insomma, prima di entrare nel suo repertorio, bisogna sottoporsi a prove non indifferenti».

Lei, nel frattempo, un album di canzoni tutte sue lo ha prodotto.

«Si, ‘Roots&Wings’ è un disco molto personale, c’è la famiglia, ci sono le mie esperienze, le relazioni importanti, è stata una occasione per raccontarmi, prima a me stesso e poi agli altri»

Al Bravo, però, proporrà un repertorio di cover.

«Si. I due concerti bolognesi saranno spettacoli trascinanti, estivi, un’occasione per portare sul palco lo spirito autentico del rock, dai Black Sabbath alla Allman Brothers Band, per arrivare alle origini, al blues di B.B. King, alle ballate nate sul Delta del Mississippi, dove tutto è iniziato».