Sofia Bonvicini presenta la mostra su Sturmtruppen
Sofia Bonvicini presenta la mostra su Sturmtruppen

Bologna, 16 ottobre 2018 - Era una notte buia e tempestosa. Sicuramente. Era una notte buia e tempestosa del 1968. Narra la leggenda che il signor Franco Bonvicini, in arte Bonvi, si trovasse al tavolo di un’osteria di Modena e che cominciasse a schizzare la prima striscia delle Sturmtruppen. Cinquant’anni più tardi, nella ‘sua’ Bologna, la Bologna che sembrava averlo un po’ messo in disparte, una mostra – ‘Sturmtruppen. 50 anni’, apertura il 7 dicembre a Palazzo Fava – celebra quei soldati tedeschi calati in un conflitto folle, ridicolo e demenziale come possono essere tutti i conflitti, anche quelli veri. La cura Sofia Bonvicini, classe 1984, figlia di Bonvi.

Sofia, suo padre avvolto da un’aura di genio e sregolatezza...

“Si stupirà, ma era tutto il contrario. Almeno con noi. Vuole un ricordo da figlia?”.

La prego.

“Come papà era molto generoso e protettivo, un papà perfetto. Era un papà che ci veniva a prendere a scuola, regolarmente. Non di quelli appunto ‘genio e sregolatezza’ che dimenticano i figli davanti al portone della scuola”.

Un flash, un’immagine di suo padre. La prima che le balza in mente.

“La cosa che ricordo come fosse ieri... nell’ultimo periodo della sua vita vivevamo a Castel del Rio, un paesino nei dintorni di Imola: disegnava di notte per poter stare di giorno con noi. Mi ricordo che ogni tanto mi alzavo e sentivo scricchiolare il suo pennino sulla carta. Mi dava un grande senso di serenità. E protezione”.

A proposito della mostra che celebrerà i 50 anni di vita delle Sturmtruppen... nacquero in quella notte buia e tempestosa?

“La leggenda vuole... e noi rispettiamo le leggende. Non so se è andata realmente così, certo è che questa prima striscia nasce a seguito di un percorso che era partito tanti anni prima, in seguito alle esperienze di Bonvicini Franco, militare di leva, carrista. Non si è mai capito se il mondo militare gli sia piaciuto o l’abbia odiato. Forse entrambe le cose: da un lato ne era attratto, dall’altro coglieva tutti gli aspetti ideali da ridicolizzare”.

Il visitatore entra e cosa vede?

“Subito lo studio di Bonvi, ovviamente la sua ricostruzione. Quello dove lavorava, in via Rizzoli, attaccato alle Due Torri. Ci sarà il suo tavolo, i suoi pennini e pennarelli, le foto, i quadri che aveva attaccato alle pareti. Poi la sala principale di Palazzo Fava trasformata in un campo di battaglia”.

In che senso?

“Ci saranno le trincee ma trasformate in elementi architettonici stilizzati. E alle pareti i caratteri dei protagonisti: strisce e tavole originali”.

Poi il percorso proseguirà, naturalmente. E non solo con le Sturmtruppen...

“Sarà un’esposizione molto ricca e completa: oltre 200 i pezzi originali. In altre sale tutte le produzioni più importanti: Nick Carter, Cattivik, Storie dallo spazio profondo, PlayGulp con la trasposizione comica del mondo erotico che uscì su Playboy...”.

Perché secondo lei le Sturmtruppen e non, chessò, dei soldati italiani...

“Un gioco di camuffamento: le Sturmtruppen siamo noi”.