Philippe Daverio 'dentro' un quadro di Van Gogh (foto Ansa)
Philippe Daverio 'dentro' un quadro di Van Gogh (foto Ansa)

Bologna, 5 maggio 2017 - I quadri non ci sono, ma il pittore sì. Nelle oltre 3mila immagini animate di 800 opere. Nei dettagli e nei primissimi piani assicurati da 50 proiettori ad alta definizione. Nell’immersione – gli esperti parlano ormai normalmente di ‘mostre immersive’ – di 45 minuti dove l’aspetto visivo si sposa con musiche (Vivaldi, Satie, Schubert...), suoni, parole. Fino al 30 luglio – ieri mattina la preview e subito l’apertura al pubblico – Van Gogh Alive. The Experience (occhio ad ‘alive’, per dire ciò che è vivo, vivente) racconta, sulle pareti e sui maxischermi allestiti nell’ex chiesa di San Mattia in via Sant’Isaia e con una molteplicità di angolazioni, i tormenti esistenziali e artistici di uno dei precursori della modernità.

L’effetto vuol essere avvolgente. E invitante. Perché, come affermava Philippe Daverio, uno che se ne intende, intervenendo alla presentazione ufficiale, «bisogna ammalarsi d’arte, propagare la malattia, contagiare il pubblico, cosa che mostre ufficiali non riescono quasi più a fare, troppo pubblico in quelle davvero importanti per vederle in pace, troppi milioni per portare in giro i capolavori da un’esposizione all’altra». E Daverio aggiungeva: «È tempo di passare da una falsa idea del sapere a una nuova idea del percepire. Come la musica, anche la pittura, per essere compresa, per conquistare, richiede che se ne conosca almeno un po’ il linguaggio. Se si ignora tutto del contrappunto difficile entrare nel mondo di Bach. Esposizioni del genere servono a dare una scossa al grande pubblico. Sarebbe bello se, uscendo da qui, ci si mettesse a consultare Wikipedia su van Gogh, e poi sulla sua epoca, sarebbe un buon primo passo».

Quanto al grande pubblico ‘Van Gogh Alive’. The Experience’ vanta robuste referenze: l’avvenimento prodotto da Grande Exhibitions e da Ninetynine (epoca di marketing della comunicazione d’arte, di format globali, di arte sempre più virtualizzata: prepariamoci) con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali, ha toccato finora 96 città nel mondo, superando a Roma i 150mila visitatori di cui 25 mila studenti e qualificandosi, avvertono gli organizzatori, come la mostra multimediale più vista in assoluto.

È un viaggio plurisensoriale, centrato sul decisivo decennio 1880-90, tra i luoghi e i dipinti del drammatico maestro suicidatosi a 37 anni (1890). Ecco i suoi inverni e i suoi girasoli, i suoi rossi e i suoi gialli inimitabili, ecco Arles e l’Olanda della nascita, la Parigi fin de siècle, il legame con il fratello Theo, la delusione per gli impressionisti, il blu delle sue notti stellate, il perenne vagabondaggio. E ancora Daverio: «Su Internet troviamo tutto, ma siamo privi di una chiave d’interpretazione. Serve un’evoluzione cerebrale, un contatto elettrico con figure potenti, e van Gogh, ignorato e avversato da vivo e scoperto cinquant’anni dopo la morte dalle prime mostre americane, lo è».

Info: ingresso 14 euro, ridotto 12; lunedì-giovedì 10-20; venerdì- sabato 10-23, domenica 10-21; prenotazione gruppi (obbligatoria) e scuole 051 0185011; vangoghbologna.it