La città che sarà in mostra a Bologna misura 60 metri quadri di superficie

Bologna, 9 agosto 2018 – Tutti pazzi per i mattoncini. Lego ovviamente. Più che un gioco, un sistema che può dare dipendenza. Si parte da bambini giocando con gli elementi più semplici, si passa per l’adolescenza impegnandosi a costruire realtà adeguate all’età tipo pirati e supereroi, si diventa adulti creando opere d’arte. Un sistema matematico-modulare che cresce con le generazioni. Forse plasmandole. Ne sa qualcosa il signor Wilmer Archiutti da Treviso che con i mattoncini ha creato un’impresa: si chiama LAB ovvero Literally Addicted to Bricks (e già il nome è il programma) e che oltre ad aver creato una mostra itinerante tutta dedicata all’universo Star Wars, porterà a Bologna in autunno la sua City Booming, ovvero la più grande città costruita con il Lego. Sarà questa una delle mostre più bizzarre e curiose da vedere in autunno (dal 20 ottobre al 9 dicembre nell’ex chiesa di San Mattia in via Sant’Isaia).

Ci spiega cos’è City Booming?

«Quella che porteremo a Bologna misura 60 metri quadri di superficie: è una città che ne racchiude tante... palazzi, strade, alberi, personaggi. Anche gli interni illuminati degli appartamenti...».

Una città ideale?

«Né ideale né esistente».

L'ornitottero costruito col lego da Jacob Sadovich

Quindi...

«Creata dalla mia fantasia e da quella del mio team. Soprattutto parte dal concetto di essere modularmente in crescita e continuamente ampliabile».

Il sogno di ogni architetto e assessore all’urbanistica stanchi di sovrintendenze e comitati di cittadini. Comunque, cosa si vede nella città?

«Il diorama è cosparso di dettagli che hanno una spiegazione, almeno per chi conosce la vita di LAB. La prima costruzione da cui sono partito è un palazzo che rappresenta la nostra sede di Treviso: ma non è uguale, è quella che diventerà quando raggiungeremo il successo. Ci siamo anche noi, lì sotto, che carichiamo sul camion la mostra per recarci in qualche sede espositiva».

Autocitazionismo, stile cinema nel cinema.

«A proposito di cinema, il pubblico dovrà osservare bene i personaggi che popolano la città: scopriranno i Simpson, supereroi come Batman o Superman, i personaggi di Ritorno al futuro piuttosto che di Harry Potter...».

Quanti mattoncini?

«Per la mostra che vedrete a Bologna circa 7 milioni».

Tutti suoi?

«Tutti miei. Tutte le nostre mostre vengono realizzate con pezzi miei: li acquisto e restano nella mia collezione».

Non oso chiederle quanti ne ha e dove li tiene. Ma il tutto quando inizia?

«Nasce da bambino quando mi metto a giocare con pezzi sfusi, poi acquisto la mia prima scatola, una caserma dei pompieri, poi continuo crescendo...».

In famiglia che dicono.

«Guardi, vengo da una famiglia che ha fondato un’azienda di mobili per ufficio. Mio padre è venuto a mancare nel 2010: l’anno dopo ho lasciato la guida dell’azienda per dedicarmi al mio sogno e alla mia creatura».

Ma suo padre cosa ne pensava?

«Lo vedeva come un hobby, non gli dava troppo peso. E poi all’epoca accumulavo pezzi ma non avevo neanche il tempo di costruire... fin da ragazzo sono stato estroverso e creativo. La decisione di uscire dall’azienda di famiglia era diventata imprescindibile: dovevo trovare un’alternativa, un’attività molto più consona al mio carattere».

Lei quanti anni ha?

«43 anni, sono separato e ho una figlia piccola, Virginia: forse lei è stata la molla inconsapevole di tutto questo».

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Ovvero?

«Per insegnarle che impegno e passione possono convivere e diventare un lavoro».

Remunerativo oggi questo lavoro?

«Non ancora, a sentire il mio commercialista. Non amo la contabilità aziendale, vedo LAB come una visione. Certo sto con i piedi per terra: come tutte le società deve sviluppare un fatturato, stiamo creando un nostro mercato in Italia con queste mostre, stiamo crescendo».

Se dico ‘sindrome di Peter Pan’ lei cosa risponde?

«Lego è l’unione di due parole danesi e significa ‘giocare bene’. Ma è un gioco fino a un certo punto, poi diventa una sfida di creatività. Pensi che con soli 6 pezzi uguali ci sono milioni di combinazioni possibili. È questione di matematica e di mente».

È felice con questo lavoro?

«Faccio un lavoro che mi permette di giocare tutto il giorno. Lei che dice?».