Fabio Roversi-Monaco (foto Schicchi)
Fabio Roversi-Monaco (foto Schicchi)

Bologna, 14 marzo 2018 - Un evento per rendere omaggio alla fontana del Nettuno. Per festeggiare la fine dei recenti restauri – durati 551 giorni – Fondazione Carisbo e Genus Bononiae presentano la mostra Il Nettuno: architetto delle acque. Bologna, l’acqua per la città tra Medioevo e Rinascimento. Curata da Francesco Ceccarelli ed Emanuela Ferretti (docenti di Storia dell’architettura) e realizzata con il coinvolgimento del Dipartimento di Architettura dell’Università, sarà aperta da dopodomani al 10 giugno in Santa Maria della Vita, sede espositiva che è parte del percorso museale Genus Bononiae.

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La mostra illustra la storia idraulica bolognese, partendo dall’acquedotto romano di Bononia e dal sistema idraulico a servizio della città medievale – con il canale di Reno, la Chiusa di Casalecchio, i canali urbani e i mulini, i pozzi pubblici e privati – fino a giungere ai grandi interventi infrastrutturali rinascimentali. "Al centro della mostra c’è lo stretto rapporto fra Bologna e l’acqua, che per secoli è stato vitale per la nostra città, che era attraversata da una fitta rete di canali ed era ricca di macine e mulini", spiega Fabio Roversi-Monaco, presidente di Genus Bononiae-Musei nella Città.

Non solo Nettuno, dunque?
"Il Nettuno è il punto di riferimento principale della mostra. Perché nel restauro è emerso l’insieme delle tecnologie del complesso sistema idraulico che alimenta la fontana. Soluzioni innovative al vertice della tecnologia dell’epoca. Possiamo parlare di un vero e proprio rinascimento idraulico italiano, caratterizzato da profili di qualità estetico-tecnologica all’avanguardia".

Si va da Roma antica al Rinascimento. Perché questa scelta temporale?
"Per capire il sistema rinascimentale delle acque del Nettuno si deve guardare indietro, con una prospettiva storica. Bisogna spingersi al Medioevo e ancora più in là, fino all’acquedotto augusteo della Bononia romana, un’importante opera idraulica. Proprio da qui parte l’itinerario della mostra".

Che cosa troverà il visitatore della mostra?
"Una vasta esposizione di documenti diversi, alcuni molto rari, provenienti da diverse collezioni cittadine e non solo: parti di tubatura e mattoni dell’acquedotto romano, statue, antichi registri, miniature, medaglie, incisioni, dipinti, disegni. L’adesione di tante istituzioni e prestatori privati ci ha permesso di allestire un progetto di qualità, ottimo esempio di fruttuosa sinergia per valorizzare il nostro patrimonio artistico e culturale".

Qualche curiosità, fra le tante opere esposte?
"Il libro in cui sono annotati conti e spese per la fontana del Nettuno. Vi sono elencati gli onorari di artisti e artigiani che ci lavorarono, a partire dal Giambologna e dal Laureti. È un documento fondamentale per ricostruire la storia del monumento".

Per i manifesti che promuovono la mostra si è scelto un quadro di Giovanni Boldini.
"È un dipinto che la Fondazione Carisbo acquistò nel 2007 (con Roversi-Monaco presidente, ndr). È una delle rarissime vedute bolognesi di Boldini, realizzata nel 1910 durante un passaggio del pittore ferrarese nella nostra città".

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