‘Vivaldi. La mia vita, la mia musica’ apre il 24 maggio a Palazzo Fava e resta allestita f
‘Vivaldi. La mia vita, la mia musica’ apre il 24 maggio a Palazzo Fava e resta allestita f

Bologna, 23 maggio 2019 - L’eternità  ne ricorderà ‘Le quattro stagioni’, ma Antonio Vivaldi non visse sempre sulla cresta dell’onda. Anzi, gli inizi del sacerdote, che venne soprannonimato ‘Il Prete Rosso’ per la chioma fulva che esibiva, furono piuttosto stentati. Insegnante di musica all’Ospedale della Pietà di Venezia, dov’erano ospitati gli orfani della città, dovette anche scontare l’oblio che cadde sulla sua figura dopo la morte. Fino alla riscoperta della sua opera grazie a Ezra Pound. Questo vortice di arte, vita ed emozioni rivive dal 24 maggio al 3 novembre a Palazzo Fava (via Manzoni 2) dove Genus Bononiae ha allestito il percorso multimediale ‘Vivaldi. La mia vita, la mia musica’ (FOTO) che attraverso musica, parole, immagini in videomapping fa conoscere la biografia del compositore. La cui voce è quella suggestiva e profonda di Giancarlo Giannini che così inquadra l’uomo e l’artista cui presta l’ugola: «Vivaldi ci insegna come la chiave dell’esistenza sia la passione. Lo insegno anche ai giovani che vogliono fare gli attori: si deve imparare prima di ogni altra cosa ad amare con intensità la vita».

La mostra-show è prodotta da Emotional Experiences presieduta da Francesco Maria Bernardi che si è avvalso della consulenza dell’istituto italiano Antonio Vivaldi Fondazione Giorgio Cini di Venezia, il cui direttore Francesco Fanna specifica: «Nell’immaginario collettivo la figura di Mozart è stata fortemente condizionata dall’Amadeus di Milos Forman, allo stesso modo noi vorremmo fornire una chiave interpretativa diversa al personaggio di Vivaldi, in modo da instillare curiosità nello spettatore e pure un forte coinvolgimento emotivo». La stessa motivazione che ha mosso il presidente di Genus Bononiae, Fabio Roversi-Monaco: «Ci viene restituito l’uomo prima ancora che il musicista e così il target non è solo quello degli appassionati e degli studiosi ma anche dello stuolo di visitatori amanti della tecnologia e dei nuovi mezzi che riescono a restituire la musica attraverso le immagini».

Il percorso si snoda al piano nobile di Palazzo Fava e segue l’infanzia del piccolo Antonio, l’apparire del furore creativo, il sacerdozio, l’insegnamento alle orfanelle. Ed è proprio una di loro, Anna Maria, ad accompagnare il racconto dei primi anni e degli esordi, mentre Gianni raccoglie il testimone per narrare gli anni estremi in un’atmosfera intima e nostalgica che si trimuta in un’appassionata difesa e dichiarazione d’amore verso la musica «per onorare la quale combattè contro una seria forma d’asma di cui ha sempre sofferto», aggiunge Bernardi. Nella Sala rubianesca è stato ricostruito un teatro d’epoca, nella Sala Giasone si raggiunge l’acme della spettacolarità musicale e iconografica. Per i bambini sono a disposizione audioguide ad hoc con testi adattati.