La mostra ‘Hokusai Hiroshige. Oltre l’onda’ è al Museo Archeologico da oggi al 3 marzo. ‘La (grande) onda presso la costa Kanagawa’ di Hokusai

Bologna, 12 ottobre 2018 - Il cuore della mostra sta nella stanza espositiva più raccolta, quella che mette in dialogo la Grande onda presso la spiaggia di Kanagawa di Hokusai (che è del 1830) e la veduta che Hiroshige realizzata 28 anni dopo citando il maestro, Il mare di Satta nella provincia di Suruga. Nella prima il monte Fuji appare piccolo ed immerso nella vorticosa onda che si sviluppa orizzontalmente inghiottendo barche di pescatori in balia dei flutti. Nella seconda, quasi debitrice di una tecnica fotografica, viene ricreato in verticale un paesaggi capace di scagliare in alto il vulcano e di far emergere dalla schiuma piccoli uccelli bianchi.

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Eccoli qua i grandi nomi giapponesi della produzione ukiyoe, ovvero delle cosiddette ‘immagini del mondo fluttuante’, i lodati autori di silografie policrome ed elaborate capaci di restituire la quotidianità popolare, gli artisti a cui tanti colleghi occidentali (Van Gogh soprattutto ma anche Toulouse-Lautrec e Manet) guardarono con entusiasmo. Si apre oggi e sarà visitabile fino al 3 marzo all’Archeologico l’attesa mostra Hokusai Hiroshige Oltre l’onda che ospita, con la cura di Rossella Menegazzo, 250 opere provenienti dal Museum Of Fine Arts di Boston. Attesa perché l’appuntamento è tale da attrarre molti visitatori, turisti in particolare. E da mischiare finalmente i pubblici, richiamando soprattutto i giovani e, perché no, gli appassionati di manga.

«Qui c’è tutto l’immaginario pop del contemporaneo – dice l’assessore Matteo Lepore –. I ragazzi, visitandola, useranno Instagram ogni minuto». Vero: l’Onda di Hokusai è stata utilizzata in una campagna di jeans, citata da Jovanotti nella canzone In orbita, stilizzata in un emoji da Apple e celebrata da Google con un doodle. Ma ovviamente c’è di più. «È un’occasione – dice il presidente di Bologna Musei Roberto Grandi – per strappare gli stereotipi che abbiamo di questo Paese e per scoprire come quell’arte ottocentesca ci porti ai giorni nostri».

Dunque, Bologna ha mandato con grande successo i quadri di Morandi in Giappone e dal Giappone ora arrivano l’eccentrico e drammatico Hokusai e il calmo e posato Hiroshige. Suddivisa in sette sezioni (solo la prima è dedicata a Hokusai), la mostra è di fatto la storia di un viaggio nelle diverse regioni lungo il mare e fra le montagne ma anche una testimonianza dei gusti e delle mode di un’epoca e una riprova della capacità ironica e parodistica di quegli artisti. Aspetto importante perché opere piccole e facilmente riproducibili diventano in fretta patrimonio comune.

Dunque, villaggi, ponti, case del piacere, attori di kabuki... ma soprattutto paesaggi. Paesaggi fatti, nel caso di Hiroshige, di pioggia e di neve ma anche di fiori, di animali e di nuova prospettiva. La realizzazione di queste silografie («una sorta di cartoline ante-litteram», scherza la curatrice) richiedeva allora un procedimento di stampa lungo ed elaborato e stupisce oggi per la forza narrativa, i dettagli curatissimi e i colori accesi.

La visita (pretende tempo ed attenzione) inizia con Le trentasei vedute del monte Fuji di Hokusai, di cui fa appunto parte L’onda (curiosità: in alcune opere compare anche il bollino della censura del tempo infastidita dal lusso borghese). Eppoi arrivano le Cinquantatré stazioni di posta del Tokaidò di Hiroshige, ovvero la serie che illustra, stazione dopo stazione, la grande via che collegava l’antica Edo (Tokyo) a Kyoto. E ancora le Trentasei vedute del Fuji firmate 20 anni dopo dallo stesso Hiroshige. Funzionava così anche allora: per imporsi sul mercato era meglio giocarsela con un soggetto diventato classico.