Alcuni dei componenti dell'attuale PFM (foto Orazio Truglio)
Alcuni dei componenti dell'attuale PFM (foto Orazio Truglio)

Bologna, 9 marzo 2019 - Dopo aver bordeggiato i Caraibi con Cruise to The Edge, la crociera prog organizzata dagli Yes, la Premiata Forneria Marconi torna a mettere la prora in direzione Genova con Pfm canta De André Anniversary, il tour che la band milanese vara martedì prossimo proprio a Bologna sul palcoscenico dell’EuropAuditorium . Una première esaurita in così poche settimane da indurre la direzione del teatro di Piazza della Costituzione ad inserire in calendario pure una replica il 27 maggio.

Il senso dell’operazione sta probabilmente ancora nelle parole dello stesso Faber quando, parlando del successo incontrato dal sodalizio con gli autori di Storia di un minuto, sottolineò come quella tournée fosse stata per la musica italiana un primo esempio d’incontro tra modi agli antipodi. «La Pfm non era un’accolita di ottimi musicisti riuniti per l’occasione, ma un gruppo con una storia importante, che ha modificato il corso della musica italiana» disse. «Un giorno hanno preso tutto questo e l’hanno messo al mio servizio».

A parlarne è Patrick Djivas, colonna storica della band assieme a Franz Di Cioccio. «L’idea di questi concerti nasce dal nostro desiderio di celebrare i quarant’anni del tour e i vent’anni della scomparsa di Fabrizio» spiega il bassista. «L’idea iniziale era di pianificare solo una quindicina di spettacoli, poi però le richieste si sono moltiplicate ed ora siamo a 46 show. Rimarremo sulla strada fino alla fine di maggio, con la necessità, però, di mettere in agenda un’altra dozzina di esibizioni entro l’anno per accontentare tutte le richieste».

Come avete costruito lo spettacolo?

«È diviso in tre parti, molto teatrali e molto curato nel suono nelle luci; nella prima ripercorreremo gran parte della strada segnata dai live con De André, nella seconda troverà spazio invece La buona novella con gli arrangiamenti che abbiamo realizzato nove anni fa per il nostro disco-tributo, mentre in quella finale arriveranno pezzi particolarmente coinvolgenti come Il pescatore o Volta la carta, più un paio di sorprese».

Niente di vostro?

«Sì, nel bis: un paio di brani per soddisfare le attese di tutti».

Alla chitarra c’è Michele Ascolese, che ha lavorato a lungo con De André.

«Sì, suona la chitarra classica. Il nostro Marco Sfogli è bravissimo pure con quello strumento, ma, come dicono gl’inglesi, non è la sua tazza di tè; così abbiamo pensato di imbarcare in questo tour pure Michele con la sua grande esperienza».

Altra presenza di rilievo, il ritorno di Flavio Premoli.

«Ai tempi dl tour con Fabrizio, Premoli era una colonna della Premiata. Non rileverà, però, il posto del nostro tastierista Alessandro Scaglioni, perché sarà con noi solo in questi concerti dedicati a Faber; d’altronde lui non ha mai amato troppo le tournée, soprattutto quelle internazionali che tengono lontani da casa per lungo tempo».

Qual è oggi il valore della canzone di De André e di un’esperienza come la vostra?

«Con Fabrizio c’incontrammo in Sardegna, nella sua tenuta de L’Agneta, e il giorno dopo un gran pranzo sull’aia Franz Di Cioccio ebbe l’idea di andarcene in tour assieme. Noi eravamo sicuri della buona riuscita di una collaborazione del genere, ma Fabrizio un po’ meno. Fu la sua anima anarchica, di bastian contrario, a convincerlo; siccome in tanti lo sconsigliavano di accettare la proposta, lui disse di sì per spirito di rivalsa. E non se ne pentì di sicuro».