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Bologna Festival, Ricardo Castro al Manzoni: "La musica che salva i ragazzi"

L'appuntamento con il maestro che dirigerà la Youth Orchestra of Bahia martedì al Manzoni nel nome di Schumann e Dvorák, è alle 20,30

 

di PIERO MIOLI
Ultimo aggiornamento il 11 settembre 2018 alle 14:59
Ricardo Castro e la Youth Orchestra of Bahia (YOBA) che ha fondato nel 2007 ispirandosi al metodo Abreu per strappare dalla strada i giovani svantaggiati grazie alla musica classica

Bologna, 11 settembre 2018 - Come inzio, niente male, addirittura doppio: il Bologna Festival apre con lui, e con il Bologna Festival lui apre la sua carriera direttoriale a Bologna. Trattasi di Ricardo Castro, che dirigendo la Youth Orchestra of Bahia martedì alle 20.30 entra al Manzoni nel nome di Schumann e Dvorák (senza dimenticare il solista, la grande Martha Argerich).

Dunque un debutto...

«Sì, come direttore. Molti anni fa venni come pianista».

Invece questa volta al pianoforte sta una vera amica di Bologna, madame Martha. Il programma del concerto è tutto ottocentesco. È il suo repertorio solito?

«Non proprio. Il Novecento lo ricordo con emozione quando diressi i miei ragazzi nel Sacre du printemps di Stravinskij. Poi amo gli americani, Gershwin e Bernstein».

Come sudamericano anche Manuel De Falla, spagnolo finito in Argentina.

«Certo».

Torniamo in Italia.

«Ecco, in Italia sono venuto spesso a dirigere. Ma soprattutto insegno: alla Scuola di Fiesole e all’Accademia di Pinerolo»

La materia?

«Direzione d’orchestra, direzione ‘dalla’ tastiera».

Cioè sedere al pianoforte e intanto dirigere. Una bella fatica. Però il rapporto con la sua orchestra sarà bello. Quanti sono? Che età hanno? Sono più maschi o femmine?

«Oltre cento, dai 13 ai 29 anni, metà e metà».

Sa che a Bologna il mito di Abbado è ancora più forte che altrove?

«Lo so e sottoscrivo pienamente».

Altri miti?

«Furtwängler fra i direttori; Rubinstein e Benedetti Michelangeli fra i pianisti».

Come e dove ha studiato pianoforte?

«A Ginevra, con Maria Tipo».

Come direttore ha in repertorio anche l’opera?

«Per ora no. Musiche corali sì, sceniche no».

I prossimi concerti?

«Verona, Merano, Parigi».

Un altro po’ di conti: ci può dire il suo anno di nascita?

«Certo, sono nato nel 1964».

E l’orchestra di Bahia, quanti anni ha?

«L’ho fondata nel 2010, seguendo il Sistema venezuelano di Abreu (il benefattore morto il 24 marzo scorso) che per fortuna è noto al mondo intero».

Prodotto della Fondazione Neojiba (cioè centri statali per le orchestre giovanili e infantili di Bahia), l’orchestra prende due piccioni con un fava: la fava, la calamita, il polo d’attrazione è la musica; e i piccioni, se si può procedere con la metafora, sono due beni incommensurabili come l’educazione dei giovani e il vantaggio della musica. Sapere che laggiù ci sono tanti talenti musicali nascosti e tanti bambini e adolescenti sfortunati, è una pena. Strapparli alla strada e alla povertà per gettarli nelle braccia di Mamma Musica, è un dovere.

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