'Sturmtruppen 50', la mostra a Bologna, a Palazzo Fava
'Sturmtruppen 50', la mostra a Bologna, a Palazzo Fava

Bologna, 6 dicembre 2018 - "Ho capito il lavoro di mio padre completamente solo nel 2014, forse dovevo fare la mia strada e quando mi sono sentita pronta per entrare nel suo mondo, ho voluto impegnarmi per arrivare fin qui". Sofia Bonvicini, 34 anni, architetto, figlia di Bonvi, al secolo Franco Bonvicini, papà delle Sturmtruppen che nacquero nel 1968, vede oggi il debutto di un sogno, l’apertura della mostra Sturmtruppen 50 anni, che Genus Bononiae, Musei nella Città e Fondazione Carisbo, in collaborazione con Eredi Bonvicini, ospitano a Palazzo Fava di Bologna fino al 7 aprile, con la sua curatela in tandem con Claudio Varetto, incredibile memoria storica dell’artista scomparso nel 1995. 

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L'allestimento è intrigante, sfrutta il linguaggio della contemporaneità, tra interattività, scenografie “street”, ricreando con l’effetto illusorio dell’anamorfosi, lo studio bolognese del geniale fumettista, di cui si ammirano gli strumenti del mestiere racchiusi in una teca: gomme, pennini, inchiostri, il timbro e anche il posacenere con appoggiata la sempre presente sigaretta.

Da una parte, sulla parete con stampe di “soldaten” e il suo ritratto, un video che lo ritrae nello studio modenese di Guido De Maria e uno in compagnia di Vasco Rossi, che aveva preso il tesserino da giornalista collaborando alla rivista Be Bop a Lula, diretta da Bonvi e Red Ronnie e che lo definì «un fumettista rock. O meglio, una rockstar del fumetto». 

Per entrare in questo viaggio che non ci porterà solo in trincea, ma ci condurrà alla scoperta di altri lati meno conosciuti di Bonvi artista, bisogna capire come sia stata composta la mostra, che non è cronologica ma tematica e per la quale sono state selezionate 250 opere tra le 600 dell’archivio Bonvicini.
 
"Siccome i suoi fumetti proponevano più strati di lettura – racconta Sofia Bonvicini – per farli emergere bisognava spacchettare il prodotto Sturmtruppen e mettere sotto i riflettori l’opera corale che non ha un protagonista fisso". Se il percorso parte dallo studio, poi si inoltra tra i “characters” della striscia umoristica – che, a parte il fiero “alleaten” Galeazzo Musolesi, unico ad avere nome e cognome, propone “soldaten” e classificazioni gerarchiche dell’esercito come “Sergenten” e “Tenenten” – e approda a una saletta intima delle gesta bolognesi del fumettista, che negli anni Ottanta fu consigliere comunale. 

Così l’esposizione ci racconta la produzione seriale con Cattivik e Nick Carter, quella autoriale, per arrivare ad alcune opere pittoriche mai esposte come la serie inedita dell’Anarchico del 1979 (carboncini e acquerelli su Fine Art) che, nei colori, "riprende il gusto quasi onirico di alcuni lavori del maestro genovese Lele Luzzati, che a sua volta richiamano Chagall".

Naturalmente c’è in mostra la striscia numero uno, come la 'number one dime' di Zio Paperone, che gli fece vincere il premio di Paese Sera a Lucca nel 1968, come miglior esordiente, e che di conseguenza, gli portò fortuna e fama,"rendendo le Sturmtruppen – come sottolinea Claudio Varetto – il fumetto antimilitarista per antonomasia, denunciando con spirito caustico la stupida bestialità della guerra e diventando un affresco di umanità di ogni tempo". 
 
Alla fine della visione di questa mostra che si doveva a Bonvi da tempo, il pubblico più giovane potrebbe domandarsi quali letture e riferimenti culturali avessero nutrito l’immaginazione incredibilmente visionaria del fumettista. Intriso dell’atmosfera del magma sessantottino antisistema e pacifista, Bonvi disegnò le prime Sturmtruppen seduto al tavolo di un’osteria, tra gnocco fritto e buon vino. "Amava moltissimo la fantascienza di Philip K. Dick e Ray Bradbury – chiosa Sofia Bonvicini – e credo si intuisca".

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Info: 'Sturmtruppen 50 anni', Bologna, Palazzo Fava (via Manzoni, 2), dal 7 dicembre 2018 al 7 aprile 2019. Orari: da martedì a domenica ore 10-20 Ingresso: 12 € Ridotto: 10 €.