SIMONE ARMINIO
Cosa Fare

Peppe Voltarelli in concerto. “Da punk all’Isola nel Kantiere alla vittoria del premio Nilla Pizzi, ma Bologna non si dimentica”

L’appuntamento è per sabato 11 novembre al teatro Bibiena di Sant’Agata Bolognese

Peppe Voltarelli (foto di Francesca Magnani)
Peppe Voltarelli (foto di Francesca Magnani)

Bologna, 11 novembre 2023 – Peppe Voltarelli, co-fondatore del Parto delle Nuvole Pesanti, oggi chansonnier apprezzato in tutto il mondo. Lo avrebbe mai detto, quando da studente faceva il punk all’Isola nel Kantiere, che un giorno avrebbe vinto il premio Nilla Pizzi? ‘(ride, ndr). No, effettivamente. Ma posso dire in mia discolpa che nella straordinaria esperienza di quel centro sociale in centro a Bologna, nei momenti di relax ci divertivamo a suonare anche canzoni degli anni ‘50 e ‘60’.

Suonerà qualcosa di Nilla Pizzi stasera alle 21 al teatro Bibiena di Sant’Agata Bolognese, ingresso libero, dove riceverà il premio in suo nome con Giovanni Truppi e Shari?

"Qualcosa di suo vorrei suonare, non so ancora cosa. Nel frattempo ho studiato e ho scoperto una donna e un’artista innovativa, libertaria e coraggiosa. È gente che ha esordito durante la guerra: noi artisti di oggi non possiamo neanche immaginare cosa abbia voluto dire”.

Il resto dei brani verranno dal suo ultimo disco, ‘La grande corsa verso Lupionòpolis’, Visage music, che ai concerti vende in una sportina con in allegato un libro e… una patata.

"‘E’ nato come scherzo, in Calabria. Per dare sostanza al pacchetto ho aggiunto una patata della Sila. Ma ora tutti la vogliono, ovunque io suoni mi tocca andare prima a comprare un sacco di patate. Le avrò anche a Sant’Agata”.

Il disco, che le è valso il secondo posto al Premio Tenco, è quasi un ritorno alle origini poiché cantato quasi interamente in calabrese. Infatti è stato registrato… a New York.

"Era un mio vecchio sogno. L’ho realizzato grazie a Simone Giuliani, il produttore, che ha arrangiato i miei brani e costruito la band, tutta newyorkese”.

Com’è stato?

"Un’esperienza molto newyorkese”.

In che senso?

"Tutto si è svolto in 20 giorni scarsi. Abbiamo tradotto i testi dal calabrese all’inglese per fare entrare i musicisti nel mood. Poi abbiamo fatto un concerto insieme, per mostrare loro la spensieratezza un po’ guascona dei miei live. Quindi siamo andati in studio e abbiamo registrato in presa diretta, come fosse uno spettacolo. È andata così bene che, oltre ai pezzi portati dall’Italia, ne sono nati altri tre” 

Dopo il premio Nilla Pizzi andrà in Repubblica Ceca, dove ormai è di casa…

"C’ero stato la prima volta nel 2004 con il Parto delle Nuvole Pesanti. Ci sono tornato spesso, sono nate amicizie. Ma la svolta è stata quando un poeta locale ha tradotto un mio brano in ceco, ‘Sta città’. Se ne sono innamorati”.

Pubblico di italiani?

"‘Tutt’altro. Gli italiani, anzi, sono sempre meno.Con il pubblico ceco, canadese o sudamericano, invece, si è creato un legame culturale. Non capiscono i testi, ma sono rapiti dallo stile, e finito il concerto vengono a suggerirmi ascolti.Così sono nate collaborazioni con artisti locali che hanno ancora di più cementato il mio legame con quegli stati”.

E Bologna, dove tutto è nato? Ci pensa ancora?

"Bologna non si dimentica. Ci ho vissuto per 18 anni e mi rendo conto di averne preso alcune caratteristiche. Come l’energia, la creatività, la capacità critica, la voglia di fare. Ho un’immagine precisa per questo”.

La condivida?

"Io che da studente scendo dal treno all’alba, dopo una notte di viaggio, e il mio fiato diventa fumo a contatto con il freddo. Penso: questo fumo deve diventare energia, o non ne sarà valsa la pena. Ecco, Bologna nella mia mente è un motore. Può restare in folle a fare fumo, ma se lo metti in moto non ce n’è per nessuno”.

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