Bologna, 30 novembre 2013 - Un anno e mezzo fa la crisi le portò via il marito, morto suicida davanti all’Agenzia delle Entrate di Bologna. Oggi, Tiziana Marrone si ritrova tra le mani la beffa più atroce: una cartella di Equitalia da oltre 60mila euro di debiti. Un cumulo di Irpef, Iva, addizionali regionali e imposte sulle attività produttive che risalgono al triennio 2005-07 e che ha ‘ereditato’ in virtù della comunione dei beni con l’uomo che amava. Quando ha aperto la busta, Tiziana non ha creduto ai propri occhi.

Soprattutto ripensando alla promessa che le aveva fatto il direttore dell’Agenzia Attilio Befera quel tragico 28 marzo 2012, quando Giuseppe Campaniello ancora agonizzava su un letto di ospedale, dopo essersi dato fuoco davanti alle sedi delle commisioni tributarie: «Siamo estrememente dispiaciuti — disse a caldo Befera —; seguiremo attentamente questa situazione per non creare ulteriori problemi».

Come no. Il 25 ottobre Equitalia le ha spedito la cartella, con tanto di maxibollettino postale da 60mila euro. «Sono senza pietà, io non c’entro niente col lavoro di mio marito», spiega Tiziana che nei mesi scorsi ha anche organizzato una marcia delle vedove della crisi, un’iniziativa finita sui giornali di mezza Europa. «Io non ho i soldi per pagare quella cifra, al momento non ho neanche un lavoro», racconta.

Gli ultimi sei mesi li ha passati in Abruzzo, a casa, al fianco della madre malata: «Attualmente vivo con la pensione di reversibilità di mio marito, neanche 500 euro al mese». La sua storia, il suo coraggio nel reagire al dramma, l’ha portata a scrivere lettere al Presidente della Repubblica, a numerosi politici, persino al Papa: «Ma nessuno mi ha mai risposto. E chi ha promesso di farlo, poi non si è più sentito». Tiziana è consapevole che, secondo le norme, quanto è accaduto è corretto: «Ma le leggi si cambiano, tutto si può fare quando lo si vuole fare. E deve esistere anche un briciolo di umanità».

E oggi chiede un aiuto: «Mi sono rivolto alle istituzioni per avere un lavoro o un sussidio, ma mi hanno risposto che non ne ho diritto. Ma a 50 anni un lavoro non te lo dà più nessuno di questi tempi?». Anche il marito, togliendosi la vita, lasciò un biglietto chiedendo di «lasciare in pace» la moglie. Lei, spiegava, non c’entrava niente con quelle pendenze col Fisco che gli avevano rovinato l’esistenza. L’Agenzia delle Entrate gli aveva chiesto, infatti, più di 100mila euro, per di più a causa di sovrafatturazioni emerse nel controllo della dichiarazioni dei redditi. Un’accusa respinta da Giuseppe che aveva, invano, fatto ricorso, decidendo, poi, di patteggiare la pena. La stessa mattina dell’udienza, però, si è dato fuoco.

di Federico Del Prete