Dove eravamo rimasti? Domanda Bruno Gardini, che a 80 anni ha deciso di rifondare l’azienda che ha portato al successo mondiale nel settore della meccanica dei mezzi agricoli, un settore di meccanica robusta dove il Made in Italy mantiene un primato assoluto. Il marchio che lo ha portato al successo è il GB (le iniziali del suo nome). Otto anni fa, quando la sua famiglia ha ceduto l’azienda ad un noto fondo di investimento, contava ottanta dipendenti diretti e tanti altri nell’indotto. Poi il tracollo: la...

Dove eravamo rimasti? Domanda Bruno Gardini, che a 80 anni ha deciso di rifondare l’azienda che ha portato al successo mondiale nel settore della meccanica dei mezzi agricoli, un settore di meccanica robusta dove il Made in Italy mantiene un primato assoluto. Il marchio che lo ha portato al successo è il GB (le iniziali del suo nome). Otto anni fa, quando la sua famiglia ha ceduto l’azienda ad un noto fondo di investimento, contava ottanta dipendenti diretti e tanti altri nell’indotto. Poi il tracollo: la GB-Gear Boxes fallita e i suoi dipendenti licenziati. Decine di famiglie in difficoltà e un patrimonio di sapienza tecnica e imprenditoriale dispersa. Accanto al fondatore c’era già il figlio Ivan e con l’arrivo del direttore generale Massimo Righetti nel 2015 è ricominciata la rinascita con il nuovo marchio: Gardini Technik.

Ogni anno il raddoppio del fatturato ed una trentina di collaboratori riportati sotto lo stesso tetto della fabbrica di via Dozza, zona industriale di confine tra Zola e Casalecchio.

Ieri un altro passaggio nella riconquista di ordinativi e di una fetta di mercato importante di un comparto nel quale la qualità e la durata sono fattori decisivi.

Nel mattino infatti con una semplice cerimonia alla presenza degli amministratori locali e delle autorità la Gardini Technik ha inaugurato un nuovo stabilimento, con relativa sede amministrativa.

"Il nostro obiettivo è tornare al livello di occupazione e fatturato pre-vendita- ha chiarito Bruno Gardini-. Eravamo in 70-80, e sono sicuro che nei prossimi anni possiamo tornare a questa forza. Riceviamo attestati di stima e rispetto dai maggiori marchi mondiali e anche in un anno come questo siamo in crescita del 10-12%. Che in una situazione di crisi come questa è tutto dire...".

Oltre all’occupazione diretta c’è tutto un indotto che dopo un passato di subfornitura sul mercato cinese, è stato tutto riportato in Italia: "Le nostre ‘scatole ad ingranaggi’, che siano riduttori o moltiplicatori, sono componente importante in tanti tipi (e marche) di macchine agricole, e sono al cento per cento fatte in Italia -aggiunge il direttore generale Massimo Righetti-Il segreto è tutto qua: una progettazione personalizzata fatta sotto la direzione di Ivan Gardini, e la cura maniacale del prodotto". Concetti approfonditi nel corso della visita guidata all’azienda alla quale hanno partecipato il sindaco di Zola Davide dall’Omo, l’assessore alle attività produttive Norma Bai, i comandanti delle stazione dei carabinieri di Zola e Casalecchio e i principali partner di questa avventura.

Gabriele Mignardi