Turisti in città
Turisti in città

Bologna, 20 luglio 2019 - Oltre 3.500 annunci, al prezzo medio di 76 euro a notte e con un fatturato stimato di 537 euro al mese. E’ la fotografia in città del fenomeno ‘Airbnb’, il portale web di affitti brevi che ha rivoluzionato il mercato del turismo in tutto il mondo, attirandosi polemiche e accuse di concorrenza sleale.  A scattare l’istantanea, infatti, è il sito ‘Inside Airbnb’, creato dall’attivista digitale Murray Cox, che monitora in tempo reale, città per città, il tasso di diffusione della piattaforma Airbnb utilizzando proprio i dati e gli annunci che vi sono pubblicati. Un modo, ha spiegato, per mostrare gli effetti negativi di questo modello di business. I numeri non fanno che confermare le impressioni di molti bolognesi. 

Un centro storico ‘colonizzato’ da stanze e appartamenti a disposizioni di turisti e viaggiatori e dove, di conseguenza, trovare un affitto di lungo periodo è diventato quasi impossibile, se non a costi proibitivi. Dall’analisi di Cox, infatti, emerge che il 65,9% degli annunci – praticamente due su tre – riguarda case o appartamenti interi, mentre solo il 32,2% camere private e appena il 2% camere condivise. Le notti prenotate sono, invece, in media 104 all’anno, un dato ricavato per difetto in base al numero di 115mila recensioni lasciate sul sito (le recensioni sono fondamentali per aumentare o diminuire il tasso di affidabilità delle singole offerte). Il tasso di occupazione supera di poco il 28%, con un fatturato al mese medio di 537 euro: meno di Roma (614 euro) e Firenze (739 euro), ma davanti a Milano (444 euro).

Ma sono due gli aspetti più interessanti della ricerca. Il primo riguarda il grado di disponibilità dell’annuncio, perché – almeno sulla carta – Airbnb dovrebbe ospitare solo offerte temporanee e non vere e proprie strutture turistiche a tempo pieno: invece, in ben l’80% dei casi, il monitoraggio di Cox nota offerte a «elevate disponibilità» con una media di 190 giorni di presenza sul sito all’anno, più del 52%. L’altro nodo è, invece, quello degli annunci multipli, nel caso più di un’offerta faccia capo a una stessa persona o realtà: succede nel 49% dei casi. 

Anomalie su cui il Comune intende fare luce, anche se gli strumenti normativi a disposizione delle amministrazioni sono molto limitati. L’ultima novità riguarda il codice identificativo per gli affitti brevi introdotto dalla Regione, che dovrà essere usato in maniera obbligatoria dalle strutture che intendono pubblicizzare la propria offerta sul web e riguarderà anche siti come Booking e Airbnb. Ma Palazzo d’Accursio ha già giudicato la misura insufficiente, perché nei fatti inquadra solo le realtà organizzate conosciute, ma non contribuisce a far emergere quelle occulte. Anche per questo dopo l’estate l’assessore al Turismo, Matteo Lepore, ha intenzione di convocare un tavolo con l’associazione Local Pal, che riunisce gli host di Airbnb, per trovare un accordo comune su questo tema.