Alessio Stipcevich
Alessio Stipcevich

Bologna, 9 luglio 2018 - Chi abita tra i monti del Reggiano sa che la Pietra di Bismantova ha due facce. Una bianca e una nera. Una legata alla sua bellezza, l’altra alle morti che si porta, da secoli, dietro. La bellezza di questo masso di 1.047 metri ha incantato anche Alessio Stipcevich (FOTO). E la sua maledizione lo ha trascinato giù. Esperto paracadutista, sportivo preparato, Stipcevich è morto al terzo lancio dal culmine della Pietra. Il suo paracadute non si è aperto (FOTO).

Quuarantadue anni, originario di Anzola, ma da anni residente a Bologna, Stipcevich aveva un laboratorio orafo in via Podgora, in zona Saffi. Figlio d’arte, aveva intrapreso il mestiere di famiglia, imparato dal padre Fyodor che lo aveva introdotto nel mondo degli intarsi preziosi, e perfezionando poi la sua dote con gli studi, al liceo artistico Arcangeli. La sua vera passione erano però, fin da ragazzino, gli sport estremi. Una passione che, seppure pericolosa, non aveva abbandonato neppure dopo la nascita delle sue due bimbe, di quattro anni la più grande, la piccola di pochi mesi, avute dalla moglie Orietta.

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«Non ce la faccio a smettere, è più forte di me», diceva agli amici che gli chiedevano se non fosse il caso, adesso, con una famiglia, di lasciar perdere paracaduti e voli spettacolari. «Ma Alessio era così – racconta l’amica e collega Gloria Parini –. Era innamorato degli sport estremi, aveva provato un po’ di tutto, anche il parapendio. Era un ragazzo energico, fisicamente spettacolare, attento anche all’alimentazione, sanissimo... Ci andavamo ad arrampicare assieme a Badolo. Sapere quello che è successo è stato devastante. Per lui, ma soprattutto per la sua famiglia. Con Alessio, che conosco da quando era un ragazzino, abbiamo fatto anche diverse mostre con il consorzio ‘Giallo oro’. Era bravo, ma per lui l’oreficeria era sicuramente al secondo posto».

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E non c'è  dubbio, come dimostra anche l’attività del ragazzo sui social. Sui profili Facebook e Instagram di Alessio, la maggior parte delle foto e dei video raccontano il suo amore per la disciplina e lo sforzo fisico, assieme a quello per la sua famiglia e per la natura. Piroette nel vuoto, salti con il paracadute e la tuta alare, persino il video del salto da un cavalcavia, ripreso con la go-pro. Una vita al massimo e ricca di affetti, spezzata da un paracadute che non si è voluto aprire, nelle montagne del Reggiano. Per quali cause, lo sapranno dire tra qualche giorno le indagini, avviate dai carabinieri. Ieri pomeriggio, nella casa in zona Massarenti dove il ragazzo abitava con la famiglia, non c’era nessuno. I vicini di casa, appresa la notizia, restano in silenzio. «Una cosa terribile», sussurrano. E, sotto all’ultimo post pubblicato dal quarantaduenne su Instagram sabato, con lui che fa la verticale, camminando sulle mani, è apparso il commento di un amico. Dice solo: «Riposa in pace».