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19 mag 2022

Alexander Gadjiev, il talento per Chopin

Il pianista di Gorizia ospite stasera al Manzoni per Bologna Festival: "Sono una persona di frontiera, sempre interessata ai confini"

19 mag 2022
marco beghelli
Cronaca
Alexander Gadjiev, grande secondo posto al Concorso Chopin di Varsavia
Alexander Gadjiev, grande secondo posto al Concorso Chopin di Varsavia
Alexander Gadjiev, grande secondo posto al Concorso Chopin di Varsavia
Alexander Gadjiev, grande secondo posto al Concorso Chopin di Varsavia
Alexander Gadjiev, grande secondo posto al Concorso Chopin di Varsavia
Alexander Gadjiev, grande secondo posto al Concorso Chopin di Varsavia

di Marco Beghelli

Questa sera alle 20,30 il Bologna Festival ospita al Manzoni il pianista goriziano Alexander Gadjiev, 27 anni, strepitoso secondo classificato al prestigiosissimo Concorso Chopin di Varsavia lo scorso ottobre (fra gli italiani, solo Maurizio Pollini arrivò più in alto, nel 1960).

Maestro, come si reputa?

"Una persona da sempre interessata alle aree di confine, come la città da cui provengo. Sin da piccolo sono stato a contatto con varie culture: mia madre è slovena, mio padre azerbaigiano ma di cultura russa, sono cresciuto in Italia e ora vivo a Berlino. In casa si parlavano tre lingue mescolate fra loro e una curiosità generale mi ha sempre accompagnato, stimolata anche dal liceo che ho frequentato a Gorizia. La strada musicale si è aperta grazie ai miei genitori, entrambi pianisti".

È azzardato dire che discende dalla scuola di Franz Liszt?

"Se vogliamo proprio esagerare, direi allora da Beethoven, attraverso Czerny e Liszt, e poi lungo la linea Zverev, Siloti, Igumnov, Zemlyanski e mio padre Siavush Gadjiev, ch’è stato il mio insegnante. Più che una tradizione tecnica, vedrei una continuità estetica, ovvero strumental-espressiva: l’esigenza di collegare la musica a immagini extramusicali, nella ricerca di un’atmosfera poetico-fantastica che si trasformi in suono, in una grande fantasia sonora. È una visione molto romantica...".

Il Concorso Chopin ha cambiato la sua vita?

"Mi ha insegnato che, al di là della preparazione tecnica, il successo dipende tanto dalla convinzione con cui si presentano le proprie idee: un aspetto a cui non si dà la giusta attenzione. Non parlo di superbia o spavalderia, ma di consapevolezza sul modo in cui si fanno le cose, che si manifesta in saggezza interiore. La mia carriera è mutata radicalmente: il primo anno dopo una simile affermazione è imprevedibile. Ora sono sempre in viaggio: negli ultimi 20 giorni ho dovuto affrontare oltre 10 concerti di rilievo, fra Italia, Germania e ancora Italia".

A Bologna suonò già nel 2014.

"Il Bologna Festival mi ospitò allora nel cartellone giovanile dei Talenti. Ricordo la bellissima acustica dell’Oratorio di San Filippo Neri, uno splendido pianoforte e la cortesia di Mario Messinis, che ho conosciuto poco, ma che in ogni occasione ha lasciato un segno positivo in me. Sono felicissimo di tornare a Bologna, presentando due composizioni antitetiche: la ’Seconda Sonata’ di Chopin, che ci fa piombare nella tragedia, e la ’Fantasia’ di Schumann, che funge da antidoto emotivo a tanta sofferenza, puro spirito di grande idealismo. Ecco come due compositori contemporanei fra loro riescono a leggere il mondo in direzione opposta!".

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