Bologna, 13 mmaggio 2020 - Tre inneschi incendiari sui colli, tutti contro la centralina e le antenne di Monte Donato da dove i ripetitori delle televisioni nazionali diffondono il segnale su città e regione. L'attentato venne messo a segno la notte tra il 15 e il 16 dicembre 2018 (video): vennero trovate anche scritte di rivendicazione di chiara matrice anarchica (foto): "Spegnere le antenne, risvegliare le coscienze solidali con gli anarchici detenuti e sorvegliati". L'azione venne correlata anche alla riapertura del Cpr, il centro per il rimpatrio in via Mattei. Gli indati sono accusati anche di avere sostenuto la rivolta nel carcere di Bologna all'inizio di marzo, nel pieno dell'emergenza coronavirus.

Questa mattina all'alba, i carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Bologna, hanno portato a termine un maxi blitz (video) nella zona dietro l'Arcoveggio che è sfociato in 12 misure cautelari per altrettanti presunti anarchici. Tutti, orbitavano intorno al 'Tribolo', un centro di ritrovo anarchico già noto agli investigatori. Intercettazioni e indagini hanno ricostruito i rapporti tra gli indagati e gruppi di altre città, con pubblicazioni su blog e siti d'area. Sette sono finiti in cella e 5 hanno l'obbligo di dimora (4 di loro con obbligo di firma giornaliero). Due degli indagati stavano percependo il reddito di cittadinanza.

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I dodici sono accusati dell'incendio a Monte Donato e di "atti di violenza con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico dello Stato". Sette sono finiti in cella, cinque sono sottoposizioni all’obbligo di dimora a Bologna (quattro di loro dovranno presentarsi tutti i giorni in questura). I carabinieri hanno anche messo a segno diverse perquisizioni tutt’ora in corso: oltre che a Bologna, il bliz è scattato anche a Milano e nella provincia di Firenze.

Oltre alle azioni contro l'apertura dei Cpr, nell'ultimo periodo il gruppo di anarchici - secondo le indagini - si sarebbero incontrati per offrire il "proprio diretto sostegno" alla campagna anti-carceraria. E in particolare avrebbero partecipato a momenti di protesta a Bologna. E' quanto emerso dagli accertamenti degli investigatori. Proprio in questo senso le misure cautelari, sottolineano i carabinieri, assumono "una strategica valenza preventiva volta ad evitare che in eventuali ulteriori momenti di tensione sociale", derivati dall'emergenza coronavirus, "possano insediarsi altri momenti di più generale 'campagna di lotta antistato".. 

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Gli indagati avrebbero provocato anche violenti scontri con le forze dell'ordine, danni a condomini ed edifici pubblici, con scritte minatorie e offensive nei confronti delle istituzioni dello Stato e delle strutture economiche, per esempio i bancomat della Bper di Bologna

Le indagini, coordinate dalla Procura di Bologna, hanno accertato che il gruppo si fossero organizzati "promuovendo un'associazione terroristico eversiva tesa anche alla predisposizione e diffusione di materiale istigatorio al compimento di azioni riconducibili ad una generale 'Campagna di lotta antistato'.