di Walter Bellisi A 75 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, il suolo dell’Appennino riserva ancora sorprese. Sono i cercatori di reperti bellici, armati di cercametalli, a scovare vere e proprie chicche da museo, tanto ambite dai collezionisti. Guglielmo Mattiello e Giuliano Gandolfi, bolognesi, hanno portato alla luce un oggetto, ben conservato a rimaneggiato, che ha permesso di ricostruire la storia di un soldato statunitense che combatté anche sull’Appennino. Giuliano Gandolfi è curatore del Museo Memorie d’Italia di Iola di Montese (Modena) assieme al fratello Andrea, che ne è anche vice direttore. Lo scorso...

di Walter Bellisi

A 75 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, il suolo dell’Appennino riserva ancora sorprese. Sono i cercatori di reperti bellici, armati di cercametalli, a scovare vere e proprie chicche da museo, tanto ambite dai collezionisti. Guglielmo Mattiello e Giuliano Gandolfi, bolognesi, hanno portato alla luce un oggetto, ben conservato a rimaneggiato, che ha permesso di ricostruire la storia di un soldato statunitense che combatté anche sull’Appennino.

Giuliano Gandolfi è curatore del Museo Memorie d’Italia di Iola di Montese (Modena) assieme al fratello Andrea, che ne è anche vice direttore. Lo scorso giugno, all’Abetaia, Gandolfi e Mattiello nel corso di un’uscita nei campi di battaglia hanno scovato una gavetta in alluminio con inciso nomi di luoghi dove si sono svolte importanti battaglie durante il secondo conflitto mondiale e anche il nome di una persona: Gordon C. Maynard. Appurato che si trattava di un militare americano, conducente di carri armati, sono partiti alla ricerca dei famigliari. Li hanno rintracciati con la collaborazione di Daniele Bernardi di Montese e di Steve Coffey, vice presidente dell’Associazione discendenti della 10ª divisione da montagna Usa. Il contatto l’hanno avuto con la nipote del carrista, Alicia Maynard, che a nome della famiglia ha ringraziato ed è stata entusiasta di apprendere della disponibilità di Gandolfi e Mattiello a consegnarle la gavetta. "Ora la gavetta è esposta nel museo a Iola – affermano –. In considerazione del valore di memoria personale che il sergente Maynard ha voluto fissare, incidendo sulla gavetta il suo percorso di guerra dall’America al nord Africa fino in Italia, abbiamo pensato che i suoi discendenti avrebbero avuto piacere di ricongiungere alla famiglia il ricordo di un padre o più probabilmente di un nonno".

Gordon C. Maynard superò sano e salvo il terribile a sanguinoso conflitto. È morto negli Stati Uniti nel febbraio 1995 all’età di 71 anni. Arruolato il 25 gennaio 1943 a Toledo, in Ohio, si addestrò a Fort Knox e fu inviato a combattere direttamente in Africa, col grado di caporal maggiore. Fece parte della compagnia A del 751° Tank Battalion e l’8 gennaio 1943 si imbarcò per il continente africano, per Orano. Combatté l’intera guerra d’Africa: a Casablanca in Marocco, a Oran in Algeria e a Mateur in Tunisia. Il 9 settembre 1943 sbarcò a Salerno ed entrò prima a Paestum, poi a Napoli.

Il 21 gennaio 1944 il suo battaglione sbarcò ad Anzio e, nel novembre 1944, supportò la Task Force 45 nell’attacco fallito a Monte Belvedere, baluardo tedesco in questo settore di guerra prossimo alla pianura, un crinale strategico che unisce i territori dei comuni di Montese e di Lizzano in Belvedere. Nei mesi di marzo e di aprile operò con la prestigiosa 10ª Divisione da montagna statunitense, gli alpini americani, che liberarono il territorio che scorre dai Monti della Riva di Fanano, al Monte Belvedere, Ronchidoso e Iola, la frazione di Montese che conquistarono il 3 marzo 1945.

Gordon C Maynard, oltre all’Africa del Nord, combatté quindi nei punti caldi del conflitto in Italia, finì la guerra a Brescia e Milano e fu congedato con il grado di sergente maggiore.