Bologna, 9 dicembre 2020 - Gli assembramenti sotto le Due Torri colpiscono anche il sottosegretario alla Salute, Sandra Zampa, 64 anni, romagnola d’origine e bolognese d’adozione dai tempi dell’università.

Ancora troppa disinvoltura nei comportamenti. È sorpresa?
"Sì. Mi pare evidente che le persone non abbiano colto sufficientemente l’importanza delle norme e la drammaticità di questa congiuntura. Ed è doloroso scoprire la tragicità del virus solo quando ti tocca da vicino".
Ha qualche soluzione per la sua città?
"Sarebbe auspicabile che il prefetto, il sindaco e il questore si riunissero per concordare un piano di interventi con controlli a campione in varie zone. Se si diffonde la voce che le sanzioni vengono comminate davvero, questo diventa un deterrente. Comunque, dovremmo chiedere a molti di fare di più".
A chi pensa?
"Ai nostri attori e cantanti più amati dal pubblico che potrebbero rivolgersi ai loro fan, ai professori dell’università che si confrontano con i loro studenti, ai parroci che parlano ai fedeli, ai medici di famiglia contattati dai loro assistiti. Tutti possono spiegare che il rispetto della vita umana passa dalla difesa della salute. Non ci si salva dalla pandemia senza comportamenti virtuosi. L’Rt, l’indice di trasmissione del contagio, sta scendendo, ma il numero di casi è ancora enorme e molti sono gli asintomatici in grado di diffondere il virus a persone fragili, che possono anche morire".




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Nel nostro territorio il tracciamento è andato in difficoltà.
"Quando i contagi crescono in modo esponenziale non si riesce più a fare il tracciamento. È accaduto anche in Francia e in Germania ed è per questo che da quei governi sono state prese le decisioni più dure. Ma Bologna se l’è cavata bene, amici e parenti mi riferiscono che adesso non ci sono più attese per i tamponi e anche le Usca lavorano senza problemi".
Secondo alcuni, però, la macchina organizzativa non si è messa in moto velocemente.
"Eppure, le Regioni avevano le regole e i soldi per le assunzioni durante l’emergenza. L’Emilia Romagna ne ha fatto buon uso".
Che cosa manca ancora alla sanità bolognese per affrontare al meglio la pandemia?
"Più investimenti nella medicina del territorio – spero in futuro più attiva anche grazie alla collaborazione dei medici di famiglia –, nell’assistenza domiciliare, nella presa in carico delle troppe situazioni di povertà e una riflessione sulle Rsa, che ora dispongono anche di nuove regole sulle visite dei familiari".
Quando scatteranno le prime vaccinazioni anti-Covid in Emilia-Romagna?
"Si pensa di iniziare il 15 gennaio, come in tutte le Regioni".
Per alcuni sarebbe stato meglio introdurre l’obbigatorietà alla profilassi. La sua idea?
"Si potrebbe pensare a una pre-condizione per chi lavora nel pubblico, come gli operatori sanitari e gli insegnanti, mentre per la popolazione credo che servirà molta pazienza per dare chiarimenti e rassicurazioni".
Chi dovrebbe occuparsene?
"Le spiegazioni potrebbero arrivare via social dai più giovani, attraverso domande agli esperti del loro territorio, come scienziati o universitari. E Comune e Alma Mater potrebbero organizzare incontri pubblici per chiarire i dubbi delle persone".
Per i piccoli Comuni sono previste deroghe, relative agli spostamenti, nei giorni delle Festività?
"No. Sono state scelte molto dolorose. Il punto non è la distanza chilometrica, ma il numero di contatti. Non si può andare a pranzo da un parente e alla sera da altri, troppo rischioso. Abbiamo seguito le indicazioni europee: stare sempre con le stesse persone. Bisogna sopportare questa situazione, pensiamo all’alto prezzo che sta pagando il personale sanitario tra contagi, pesanti turni di lavoro e stress. Sono convinta che il Natale assumerà un significato nuovo".