L'ex generale della Guardia di finanza, Domenico Minervini
L'ex generale della Guardia di finanza, Domenico Minervini

Bologna, 3 giugno 2016 - Induzione indebita a dare o promettere utilità. È questa l’accusa che il pubblico ministero Rossella Poggioli muove nei confronti di Domenico Minervini, 65 anni, ex generale della Guardia di finanza che tra il 2009 e il 2012 ricoprì la carica di comandante regionale dell’Emilia-Romagna. Il pm ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex ufficiale e per il titolare di una nota concessionaria d’auto bolognese. Minervini è accusato di aver indotto il gestore a concedergli in uso gratis tre auto: una Volkswagen Touareg, che poi acquistò a luglio 2012, e due Audi A6, una delle quali per due anni, fino a giugno 2014. Secondo l’accusa, il generale sarebbe andato periodicamente nell’ufficio della concessionaria, anche in uniforme, mentre erano in corso le verifiche fiscali della polizia tributaria sulle società del titolare, manifestando interesse per il suv. Con l’imprenditore si sarebbe soffermato sui rilievi contestati e avrebbe riferito ai ‘verificatori’ dell’incontro.

"La mia colpa? Forse l’avere usufruito per troppo tempo della cortesia di un amico".

Generale...

"Chiariamo subito una cosa: io sono un generale in pensione da due mesi. Scindiamo quindi quella che è una grande istituzione, come la Guardia di finanza, da una questione solo personale. Tra l’altro non è vero che ho avuto tre auto gratis".

In che senso?

"Nell’inchiesta viene inserita anche un’Audi A6 che era un’auto di cortesia, quelle che la concessionaria dà quando si fa un tagliando alla propria. Cosa che avviene normalmente. Mi è stata lasciata forse 3-4 giorni".

Parliamo del Touareg.

"L’ho preso in comodato gratuito nel periodo in cui ho vissuto a Bologna, per provarlo e quando le verifiche erano già concluse. Poi quello stesso mezzo l’ho comprato nel 2012, pagandolo 30mila euro. Cioè 2.500 euro in più del valore commerciale del mezzo".

Visto il suo ruolo, non riteneva inopportuno ricorrere a contratti di comodato gratuito?

"Perché? Non credevo certo di commettere un reato. I comodati d’uso sono frequenti per le auto".

Lei era a conoscenza dell’accertamento in corso sulla concessionaria?

"No. È vero che come comandante regionale dell’Emilia-Romagna vistavo le verifiche da effettuare, ma non potevo certo ricordare a memoria tutte le società su cui venivano disposti accertamenti. E comunque, quando andai io in concessionaria, non sapevo ci fosse un controllo in atto. È apodittico pensare che un generale della Guardia di finanza si rechi in un’azienda sottoposta a verifica per qualche richiesta o necessità".

Chi le disse allora della verifica?

"L’imprenditore stesso, due o tre giorni prima che la verifica finisse. Mi disse anche quali erano le contesazioni fatte e che avrebbe dovuto pagare diverse centinaia di migliaia di euro".

E lei che fece?

"Gli chiesi come si erano comportati i finanzieri. Lui mi disse che erano stati corretti, anche se intransigenti e io riportai a chi di dovere questo elogio".

Nell’inchiesta emerge che lei si presentò in concessionaria in divisa.

"Non ricordo questa circostanza. Se è avvenuta è stata certamente casuale, cioè di ritorno da qualche luogo in cui mi ero andato in divisa devo essere passato a salutare il concessionario. Ho indossato la divisa per 50 anni e non ne ho mai fatto l’uso ipotizzato".

Il Touareg alla fine l’ha acquistato, ma la terza auto dell’inchiesta, un’altra Audi A6, no. Cosa ci dice di quella vettura?

"A maggio-giugno 2012, quando fui trasferito a Palermo, chiesi a questo imprenditore, a cui mi lega un rapporto di stima, cordialità e simpatia, un’auto capiente per trasportare nella nuova destinazione i miei effetti personali. Forse l’ho tenuta troppo a lungo".

Due anni.

"Forse ho usato una cortesia più del dovuto, ma mi premuravo periodicamente di chiedere al concessionario se aveva bisogno che la restituissi. Se avessi sentito, solo per un attimo, imbarazzo nella controparte, l’avrei subito riconsegnata".

La procura le contesta però pressioni sul concessionario e la capacità di influenzare la piazza bolognese da Palermo.

"Tutt’altro. Le due verifiche fiscali della Finanza si chiusero con contestazioni per diverse centinaia di migliaia di euro. Poi, anni dopo, da Palermo, come potevo influire su Bologna? Proprio mentre ero in Sicilia il concessionario ha ricevuto altri accertamenti dall’Agenzia delle entrate".

Come si sente?

"Con la serenità e la forza di chi sa di non aver commesso nulla di illecito. Mi mortifica molto, però, aver creato disagio morale e materiale all’imprenditore che conosco da tempo. Conto nel prosieguo di riuscire a provare la mia innocenza".