Il nodo autostradale bolognese
Il nodo autostradale bolognese

Bologna, 3 dicembre 2019 – Non bastava l’inchiesta di Genova sul crollo del Ponte Morandi o il pessimismo degli investitori sul futuro di Autostrade per l’Italia (ieri Atlantia ha chiuso con un -2,36%). Ora il resto della stangata per la Spa arriva dai tribunali. E in particolare da Bologna, con Autostrade che dovrà sborsare al Comune quasi 16 milioni di euro per canoni non pagati. Decisione figlia della sentenza 2017 della Cassazione che sancì che le società titolari delle concessioni autostradali «devono pagare una tassa in relazione agli spazi comunali occupati da viadotti e sovrappassi».

Così, dopo il contenzioso vinto dal Comune di Bolano (La Spezia) contro la società che gestisce un tratto dell’A12 e l’A11, ecco la pronuncia emiliana che dà ragione a Ica srl e a Palazzo d’Accursio: Autostrade per l’Italia dovrà rimborsare 15.662.792,14 di euro per il Cosap non pagato dal 2013 al 2018. «Canone – spiega Alessandro Cardosi, avvocato di Ica, che per conto dell’amministrazione ha in concessione la riscossione tributi – inerente le strade del Comune sottostanti e intercettate da ponti e cavalcavia della A13».

Una richiesta che Autostrade ha subito impugnato, invocandone l’annullamento per «mancanza dell’obbligo di pagamento». In pratica, il canone non sarebbe applicabile per «assenza di presupposti di legge» e per «duplicazione» di quello che già versa allo Stato. Autostrade, infatti, come concessionaria, per «la costruzione, manutenzione e gestione del bene», sborsa una percentuale del provento-pedaggio allo Stato. Dunque, «non necessitando di richiedere la concessione per l’occupazione del suolo pubblico», le norme del regolamento comunale non sarebbero applicabili. Ma per il tribunale «l’occupazione ai fini dell’applicazione del canone è da considerarsi ‘occupazione di fatto’». Ben diversa, cioè, dalla parte di pedaggio girata alle casse dello Stato. E va pagata.