Bologna, 24 marzo 2019 - "Ho sentito due botte forti, non contemporanee, ma a distanza di qualche secondo l'una dall'altra. Non so quantificare quanti, forse venti o trenta di secondi". E' ancora sconvolta Giuseppina Matteucci (video), anche lei residente in vvia Di Marzio, dove è avvenuta la terribile doppia tragedia che ha tolto la vita ai due fratellini di 14 e 10 anni. Abita al quinto piano, ieri è stata sentita dalla polizia come tutti gli altri vicini di casa di David e Benjamin Nathan che ora non ci sono più.

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"Non ho pensato che fossero i bambini, era una cosa troppo fuori dal normale", ripete Giuseppina che difficilmente dimenticherà quei "tonfi" che erano i corpi dei bimbi precipitati da 28 metri di altezza (foto). Prima, niente: non un grido, non un rumore sospetto da quell'appartamento dell'ottavo piano dove i piccoli, in quel momento, erano assieme al padre. La madre, con gli altri due fratellini, era al lavoro nel negozio di parrucchiera.

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Il padre, Heitz Nathan Chabwore, operatore socio-sanitario kenyota di 43 anni, è stato sentito, assieme alla mamma dei bimbi - Lilian Dadda, 39 anni- dalla Squadra mobile dall’ora di pranzo fino a sera: ha detto di non essersi accorto di niente. "È stata una fatalità. Io ero in bagno, a fare la doccia, e loro sono caduti. Mi ha avvertito una vicina", è il succo del suo racconto, ripetuto sempre uguale. La Squadra mobile (video) ha scandagliato ogni possibile pista, la Scientifica ha rilevato altezze e distanze in tutta la casa. Ora è tornato a casa, contro di lui non è stato preso nessun provvedimento: al momento, il fascicolo aperto in Procura è conoscitivo e senza indagati. Servirà per far svolgere accertamenti autoptici sui corpi dei bambini che saranno conferiti domani, lunedì 25.

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Cosa è successo in quel palazzone della Barca? Che i bambini fossero stati sgridati quella mattina (e anche il giorno prima) è agli atti. Pare che venerdì Heitz Nathan Chabwore si sia presentato ai carabinieri di Casalecchio, per consegnare loro un cellulare trovato di fronte alla scuola dei figli, alla Croce. Il sospetto degli inquirenti, però, è che uno dei due ragazzini avesse rubato il telefonino a un compagno di scuola e il padre lo avesse scoperto. Avrebbe quindi sgridato i figli, ma per evitare loro guai avrebbe inventato la storia del cellulare ritrovato a casa. Poi, ieri mattina, di nuovo una lite, perché i due, mandati a fare la spesa, avevano fatto un po’ di cresta sul resto. Cose da bambini. Cose per cui nessuno crede si possa morire.