Bologna, 26 marzo 2019 – La scientifica è tornata nell’appartamento all’ottavo piano di via Quirino di Marzio, alla Barca. Nell’abitazione sotto sequestro, già sabato nella tarda sera erano rientrati i genitori e i fratellini di David e Benjamin Nathan, i due ragazzini precipitati dal balcone di casa in circostanze ancora da chiarire. L’interesse della polizia, ieri mattina, era concentrata su una retina di quelle di plastica, che di solito si mettono tra una ringhiera e l’altra dei balconi per evitare che cani o gatti cadano di sotto.

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Quella rete, posizionata sul lato del balcone che si affaccia verso il terrazzino del dirimpettaio, distante una cinquantina di centimetri, risulta infatti mal messa, come se i gancetti che la tenevano legata alla ringhiera si fossero staccati.

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Ora, c’è da stabilire se fosse in quello stato già prima di sabato mattina o se qualcosa l’abbia danneggiata. E quel qualcosa potrebbero essere i piedi dei ragazzini, intenti a scavalcare il balcone per passare dall’altra parte, oppure semplicemente a salirci sopra.

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Una circostanza che potrebbe aiutare a chiarire le dinamiche della tragica caduta dei due fratellini kenyoti, di 10 e 14 anni, precipitati per 28 metri. Un lavoro difficile, che sta impegnando da giorni la Squadra mobile di Luca Armeni, in cerca della verità sulla morte dei due bambini, quella mattina soli in casa con il papà, Heitz Nathan Chabwore, 42 anni. Per sgomberare il campo dalle ipotesi più terribili, ieri il magistrato Tommaso Pierini ha conferito al medico legale Guido Pelletti l’incarico per l’autopsia che, presumibilmente, verrà effettuata oggi.

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Al momento, gli inquirenti propendono per una disgrazia. Un incidente, però, dai contorni tutti da chiarire, motivo per cui saranno fondamentali anche gli esiti dei rilievi della Scientifica. Quando i vicini, dopo aver sentito due tonfi a distanza di un po’ di secondi, sabato mattina hanno trovato i bambini in strada, i due ancora respiravano. Nessun grido ha preceduto quel rumore e i ragazzini sono atterrati sull’asfalto del cortile in corrispondenza del balcone di casa loro, a distanza di circa 2 metri l’uno dall’altro e di circa 5 metri dal palazzo. Il corpo di Benjamin era più vicino alla casa, quello del fratello maggiore più esterno. Ora bisognerà capire se la parabola di caduta sia compatibile con un tragico incidente, con un gesto volontario o con qualcosa di ancora peggiore.