Luca Nisco, 30 anni. Da febbraio lavorava per la piattaforma
Luca Nisco, 30 anni. Da febbraio lavorava per la piattaforma

Bologna, 28 aprile 2021 - Quel biglietto inneggiante Mussolini, in un sacchetto-cadeaux con due bottiglie di vino, non doveva essere trascritto. Ma, allo stesso tempo, non doveva essere aperto e nemmeno stracciato davanti a chi doveva riceverlo. Ed è proprio per questo che Luca Nisco, 30 anni, è stato sospeso dal lavoro. Quello di rider che operava per conto di Winelivery, la piattaforma che ti permette di recapitare a chi vuoi un ottimo vino in pochi minuti. Un caso che rischia di avere strascichi giudiziari con il lavoratore pronto a impugnare. Ma cosa è accaduto nel dettaglio? Vediamolo.

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Il Duce. Luca Nisco, beneventano trapiantato a Bologna da qualche anno dove convive con la fidanzata, da febbraio lavora (meglio, lavorava) per conto di Winelivery. Mai un problema, sempre disponibile, racconta chi lo conosce, almeno fino al 25 aprile quando il rapporto con l’azienda – che opera in 70 città d’Italia e conta la bellezza di tremila ordini al giorno – si incrina definitivamente. Domenica, infatti, tocca a lui recapitare due bottiglie di vino in un’abitazione di via San Mamolo. Un regalo corredato da un biglietto come da volontà del cliente. "Il quale – spiega Luca –, al momento dell’ordine può decidere la frase che digiterà e verrà poi trascritta da noi". In questo caso è un collega a farlo. Quel testo però è molto diverso dagli altri: "In questo giorno di lutto – si legge – che il nostro Duce possa guidare da lassù la rinascita". Punto. "Ci siamo guardati tutti in faccia imbarazzati – riprende Luca –, qualcuno ha commentato. Poi la consegna mi è stata affidata. Ho provato indignazione per quel messaggio, stupore che ancora oggi siano scritte certe cose". Il viaggio in moto verso San Mamolo intanto parte, la busta deve arrivare entro 30 minuti con la bottiglia che deve essere garantita fresca e pronta per essere stappata.

«Parole oscene». "Appena arrivato al domicilio, davanti alla signora che doveva ricevere l’ordine, ho preso il biglietto e l’ho strappato". Ma che c’era scritto?, chiederà lei. Risposta: "Oscenità". Ecco le bottiglie e buona giornata.

Addio lavoro. Finita qui? Macché. L’amara sorpresa arriva il 26 mattina quando la piattaforma che trova i corrieri per Winelivery invia una mail a Nisco: "Buongiorno Luca, – inizia – la presente per informarti che l’offerente Winelivery ha annullato tutti i turni a te assegnati, segnalando un comportamento scorretto tenuto durante lo svolgimento di un job. Ti chiediamo – il congedo della mail – di considerare nulle le lettere d’incarico ricevute per i job con Winelivery". Insomma, fine del rapporto e tanti saluti.

«Ecco perché». A spiegarne i motivi è l’azienda contattata dal Carlino : "Alla voce ’termini e condizioni’ – precisano da quest’ultima – ci riserviamo il diritto di non consegnare un biglietto in caso in cui sia contrario al decoro, all’ordine pubblico, offensivo". Dunque, "il primo problema" sta alla base: l’operatore che ha trascritto il messaggio "non ha seguito l’indicazione aziendale" mettendo nero su bianco "un bigliettino contrario alla legge. Parliamo di apologia di fascismo". Operatore che è stato prontamente redarguito dai superiori.

«Scorretto». Tocca al rider e alle sue "violazioni". Luca, per la piattaforma, avrebbe "attuato due comportamenti scorretti". Primo, "una palese violazione della privacy aprendo il sacchetto e leggendo il biglietto. Al netto del contenuto, non doveva assolutamente accadere". Secondo, "ha attuato nei confronti del cliente finale un comportamento non in linea con i valori aziendali, strappando il biglietto". Il destinatario, continua Winelivery, è diverso dal mittente, e "in un certo senso è incolpevole". Insomma, a prescindere dalla frase, "da stigmatizzare e per questo lo capiamo", Luca avrebbe infranto il regolamento interno e per questo "non lo riteniamo più una risorsa in linea con quelli che sono i livelli di servizi che vogliamo dare al clienti". Il rider, per l’azienda, poteva "rifiutarsi di consegnare l’ordine e portarlo indietro, piuttosto che comportarsi in quel modo".
Tocca all’avvocato. "Mi è stata data la busta – replica Nisco – dove ho messo le bottiglie e il biglietto che era aperto. Non c’è stata nessuna violazione della privacy. Ho sbagliato a strapparlo, ma la reazione dell’azienda la reputo eccessiva". E se per Winelivery "il caso è chiuso", per Luca la battaglia è appena cominciata con un legale già al lavora per impugnare il provvedimento.