Sul cuore della programmazione estiva del Teatro Comunale, La Bohème di Puccini (20, 21, 22 luglio, ore 20) piomba improvvisa la notizia della morte a 67 anni del grande regista Graham Vick che di questo allestimento ha firmato una messa in scena innovativa e contemporanea (il debutto 3 anni fa) già diventata un classico. E mentre il Comunale annuncia che saranno dedicate a lui le prossime rappresentazioni, è proprio il direttore d’orchestra Francesco Ivan Ciampa, 39 anni, a commentare con dolore la sua scomparsa. "Non riesco a crederci – ammette –, solo un mese fa ci siamo visti e abbiamo lavorato sulla Bohème:...

Sul cuore della programmazione estiva del Teatro Comunale, La Bohème di Puccini (20, 21, 22 luglio, ore 20) piomba improvvisa la notizia della morte a 67 anni del grande regista Graham Vick che di questo allestimento ha firmato una messa in scena innovativa e contemporanea (il debutto 3 anni fa) già diventata un classico. E mentre il Comunale annuncia che saranno dedicate a lui le prossime rappresentazioni, è proprio il direttore d’orchestra Francesco Ivan Ciampa, 39 anni, a commentare con dolore la sua scomparsa. "Non riesco a crederci – ammette –, solo un mese fa ci siamo visti e abbiamo lavorato sulla Bohème: era pieno di vita e di energia. Impossibile non riflettere su quanto siamo fragili...". Lo ’strappo’ è per ora impossibile da accettare: "Sono cresciuto con lui in queste prove, mi ha insegnato la ’verità’ di ciò che voleva rappresentare e proprio su questo insisteva con i cantanti: l’importanza della parola, su cui lavorava moltissimo. E proprio per questo chiunque può capire il suo messaggio, non solo gli appassionati d’opera".

Tra l’altro questa produzione avanza i cantanti fino al proscenio, a pochi metri dal pubblico.

"E in controtendenza rispetto alle scelte di tanti registi che spingono invece lo spettacolo verso il fondo del palcoscenico! Così il contatto visivo e uditivo con i cantanti è fondamentale. Averli a un passo, come in questa Bohème, permette di dare ancor più valore alla parola, creando effetti e nuances. Vick ha insistito proprio su questo: se ti arriva la parola, allora ti emozioni. Lui era un vero genio nel riuscire a leggere ‘dietro’ ogni singolo personaggio. Ho fatto tante Bohème, soprattutto in Germania, ma lui cercava continuamente la poesia, anche all’interno di una messinscena attualizzata e a tratti cruda".

La pandemia ha costretto a usare una trascrizione per orchestra ridotta.

"Non è stato indolore: con pochi archi, ne patisce il legato strumentale, la corposità del suono: un ‘piano’ fatto con 5 violini anziché 10 ha un altro spessore. Quello che è mancato di più è stato il colore speciale del clarinetto basso, fondamentale in certi passaggi. Ma non c’era alternativa: la buca orchestrale non è immensa, e gli strumentisti devono distanziarsi di un metro, ognuno col proprio leggio. Pur di tornare a fare spettacoli, siamo disposti a tutto. Dopo il lockdown, temevo che le persone non avessero voglia di rientrare nei teatri; ma devo fortunatamente ricredermi, perché le prime recite di questa Bohème hanno avuto un ottimo riscontro di pubblico. Ora, dopo quanto accaduto, ci tengo ancora di più".

Cosa cambia ora alla luce della scomparsa di Graham Vick?

"Cambia la riflessione, la percezione. Ci lascia il valore della ricerca e della curiosità, l’insegnamento a mettersi sempre in gioco. Ed è singolare che sia scomparso proprio mentre mettiamo in scena la ’sua’ Bohème, che parla molto del rapporto con la morte: i ragazzi, i bohèmiens, scappano davanti alla morte di Mimì. Lui voleva dirci invece di non temere, su questo rifletteva. Il suo lasciarci non deve farci paura, perché il suo messaggi, il suo segno d’artista, resta".

Marco Beghelli