Riccardo Iacona
Riccardo Iacona

Bologna, 13 ottobre 2019 - «Un paese civile e intelligente può costruire un’ agricoltura civile e intelligente». Tutto è ancora possibile, basta volerlo. E’ necessario soltanto un po’ di impegno. E di buon senso. E’ questo il messaggio-appello di Riccardo Iacona, autore e conduttore di Presa Diretta su Rai3: va a lui il ‘City of food master’ 2019 per l’impegno legato a cibo e sostenibilità, nel segno di quella ‘rivoluzione agricola’ che è diventata una delle mission principali della trasmissione. Oggi (dalle 17 in poi gli incontri e le premiazioni) al Bologna Award il dialogo di Iacona con il presidente di Fondazione Fico, l’agroeconomista e divulgatore Andrea Segrè, e con Valerio Baroncini, capocronista del Carlino.
E’ sorpreso di questo premio?
«Sicuramente sono stracontento, perché credo renda merito all’investimento editoriale di ‘Presa diretta’. Non c’è puntata o parte di essa in cui non si parli di questo argomento».
Che cosa si intende con rivoluzione agricola?
«Come tutte le rivoluzioni, deve presupporre un cambiamento copernicano, cioè uno stravolgimento dei punti di vista. Significa per prima cosa prendere coscienza del fatto che le risorse sulla terra non sono infinite e se rispettiamo l’ambiente i primi a trarne vantaggio saremo noi».
Perchè ambiente e alimentazione sono così strettamente collegati?
«Oggi l’agricoltura è tra i settori più inquinanti, per le emissioni sia di Co2 sia di particolati. Ma al tempo stesso subisce gli effetti dell’inquinamento. E’ cioè causa e ‘vittima’ dei problemi ambientali. Pensiamo, ad esempio, alle criticità riscontrate da alcune coltivazioni a causa della presenza di parassiti che un tempo non erano mai vissuti in quelle zone. O ai raccolti di riso, che devono seguire il corso di determinate condizioni meteo e quindi, per via dei cambiamenti climatici, oggi sono sempre più complicati».
In Emilia-Romagna qual è la situazione? Quali le maggiori problematiche?
«In tutta la pianura padana l’agricoltura inquina più del traffico, vista l’alta concentrazione di campi di allevamento, e quindi di letame; nel caso specifico dell’Emilia Romagna penso agli allevamenti di maiali. Su queste cose si può e si deve intervenire, senza recare danni agli agricoltori o agli allevatori, che anzi devono essere aiutati».
Come?
«Ci sono tanti modi e anche la scienza ci aiuta, ad esempio con il Crispr, che è uno strumento in grado di produrre molecole che proteggono alcuni raccolti dagli attacchi di parassiti che, allo stato attuale, possono essere contrastati solo con prodotti chimici, i quali nulla hanno a che fare con la sostenibilità ambientale».
Tutto ciò però può avere costi più elevati.
«No, al contrario. E’ la non sostenibilità ambientale a generare costi molto alti».