Cari bolognesi, ci sono certe notti d’inverno in cui in Piazza Maggiore non c’è proprio nessuno, eppure non si ha la sensazione che sia vuota. Ecco Bologna, un luogo che non conosce desolazione, neanche quando è buio, neanche quando buttando l’occhio in fondo ai portici non si scorge nessuno che ti venga incontro. Da quando sono stata designata Prefetto di Bologna, due anni fa, è stato buio molte volte, non ce lo possiamo dimenticare. È improvvisamente diventato buio alle 13 e 45 del 6 agosto del 2018, quando una potentissima deflagrazione ha distrutto una porzione del viadotto di Borgo Panigale. Ancora, quando lo scorso anno, per...

Cari bolognesi,

ci sono certe notti d’inverno in cui in Piazza Maggiore non c’è proprio nessuno, eppure non si ha la sensazione che sia vuota. Ecco Bologna, un luogo che non conosce desolazione, neanche quando è buio, neanche quando buttando l’occhio in fondo ai portici non si scorge nessuno che ti venga incontro. Da quando sono stata designata Prefetto di Bologna, due anni fa, è stato buio molte volte, non ce lo possiamo dimenticare.

È improvvisamente diventato buio alle 13 e 45 del 6 agosto del 2018, quando una potentissima deflagrazione ha distrutto una porzione del viadotto di Borgo Panigale.

Ancora, quando lo scorso anno, per ben due volte, a febbraio e a novembre, i fiumi hanno rotto gli argini, inondando campagne e centri abitati.

E poi la stagione più dura, quella che ci ha colto innanzitutto increduli, nella nostra impreparazione di fronte ad una minaccia invisibile e allo stesso tempo così distruttiva come quella del Covid-19.

Ebbene, in ognuno di questi momenti, il disorientamento e la disperazione avrebbero potuto agevolmente occupare il vuoto, all’esterno e all’interno di tutti noi, lasciato dalle macerie, indotto dall’isolamento.

Si sarebbero potuti disgregare i legami sociali, i bolognesi avrebbero legittimamente potuto smarrire la fiducia nelle Istituzioni o, peggio, in quel patto di cittadinanza che ci porta a ridimensionare i nostri interessi privati per investire le nostre energie in un progetto comune, quel patto in cui risiede il senso della democrazia.

Invece no, i bolognesi lo sanno, questo qui non succede.

Non è successo il 2 agosto del 1980, né nelle altre drammatiche occasioni che hanno messo alla prova lo spirito gaudente di Bologna.

D’altronde, come avrei potuto aspettarmi, in questi due anni, reazioni diverse dall’orgoglio e dal coraggio, io, che la piazza del 2 agosto ho avuto modo di conoscerla, che ho potuto vedere come la memoria condivisa, quando si fa appartenenza e riflessione critica, è in grado di forgiare la coscienza civile e temprarla per qualsiasi crisi?

Quando tutto intorno è buio, questa città lascia accese le sue rassicuranti luci arancioni in modo che nessuno perda la via, riaccende le voci nelle piazze, riannoda i portici fino a San Luca.

Tra qualche giorno lascerò l’Amministrazione dell’Interno e, almeno nella mia veste istituzionale di Prefetto, lascerò anche Bologna.

È un distacco doloroso il mio saluto a Voi, cittadini bolognesi, eppure nemmeno questo riesce ad essere un momento buio.

Porto infatti con me la grande speranza che deriva dall’aver visto e vissuto qui, in prima persona, il volto più virtuoso e solido della democrazia, che si rivela quando tutte le articolazioni dello Stato, le Forze dell’Ordine, le Istituzioni locali, i corpi intermedi, gli organi di informazione e le singole persone si coalizzano in un’alleanza responsabile il cui scopo è il benessere e la buona gestione dell’intera comunità, nel presente e soprattutto per il futuro.

Questa, credetemi, per un funzionario dello Stato è la sintesi che dà senso a tutta una vita professionale.

Custodite il vostro dono, cittadini di Bologna.

*Prefetto di Bologna

dal luglio 2018,

lascerà l’amministrazione dell’Interno per raggiunti limiti di età a fine maggio