Stefano Bonaccini esulta dopo la vittoria alle Regionali
Stefano Bonaccini esulta dopo la vittoria alle Regionali

Bologna, 12 maggio 2020 - Dieci giorni per scrivere 160 pagine, un diario che è un po’ un’autoanalisi – e forse anche analisi collettiva – dopo la campagna elettorale più lacerante: Stefano Bonaccini contro Lucia Borgonzoni, Stefano Bonaccini contro Matteo Salvini, l’Emilia-Romagna rossa ultimo fortino d’Italia contro la macchina della Lega in ascesa. Finisce, il 26 gennaio, 51,4% a 43,6%. E il governatore, a capofitto dal 28 gennaio, mette in ordine aneddoti e retroscena per dire che sì, 'La destra si può battere' (Piemme edizioni), un titolo che sa già di impegno nazionale, un trampolino verso il Pd in cerca di vigore. Il libro del ‘pres’ – come lo chiamano i suoi – esce in libreria oggi dopo il rinvio per il Coronavirus. E proprio mentre stiamo ancora attraversando la pandemia, chi avrà il libro potrà ottenere anche l’ebook ‘Il virus si deve battere’, racconto di questi ultimi due mesi sul filo del rasoio.

Data, ora, episodio: ogni capitolo si apre così, dal debutto fra i sindaci dell’Emilia-Romagna alla presentazione del programma all’autodromo di Imola, dalla scelta della sede del comitato elettorale a Borgo Panigale fino alla descrizione puntuale di come la macchina social del governatore si è mossa per attaccare e, anticipare, la Bestia leghista. C’è spazio per le Sardine, con la conferma di non aver mai incontrato Mattia Santori, ma la ‘confessione’ di aver dialogato talvolta con il gruppo attraverso un giovane imprenditore; c’è la sensazione di non aver mai davvero avuto paura di perdere contro Borgonzoni (anche dopo l’intervista-endorsement al Carroccio rilasciata a Qn da Sinisa Mihajlović, allenatore del Bologna, e oggetto del capitolo che vi anticipiamo), ma di aver sofferto sondaggi spesso ostici e un ambiente fluido. Bibbiano, la sanità, le piazze, gli 800mila chilometri col cuore in spalla, la barba hipster e gli occhialoni, l’attenzione agli ultimi e alle famiglie. Un diario, sì. Ma anche un manifesto politico: "Sogno una classe dirigente che quando entra in un bar sappia parlare con chi ha di fronte; che è cosa molto diversa da fare discorsi ‘da bar’ ma anche ‘da salotto tv’. Significa mettersi all’altezza degli occhi delle persone e in sintonia con i loro problemi", scrive Bonaccini. Pare una sveglia per il centrosinistra: l’emergenza Covid-19 ha solo messo in stand-by la ricerca di una nuova identità dem. E il ‘pres’ ricorda: io ci sono.

Pubblichiamo un'anticipazione di un capitolo del libro scritto da Stefano Bonaccini

Lunedì 21 gennaio, ore 23.20.
Il Resto del Carlino domani esce con una intervista a Siniša Mihajlović. Giuseppe mi ha appena chiamato per darmi la notizia. Lo hanno avvertito dal giornale, per correttezza, dicono. Siniša sposta, è un gigante, massimo rispetto per lui. (...) Sono un grande appassionato di calcio. Se mi chiedete la formazione di una squadra qualsiasi dagli anni Settanta in avanti, italiana o straniera, la recito completa. I miei amici, con cui ho giocato a calcio, sia a undici che a cinque, fino a 38 anni, tra Campogalliano e Ganaceto, mi prendono spesso in giro su questo. (...) "Ma cosa dice Mihajlović?" Beppe la prende larga: "Che stima Salvini, che sono amici, e che se votasse in Italia voterebbe per lui". "Ho capito, ma Lucia?" "Che Matteo con lei ha fatto un’ottima scelta". È la bomba di cui mi scriveva qualcuno dei loro negli ultimi giorni. (...). Punizione. Tira Siniša Mihajlović. Gol: «Tifo per Matteo Salvini e spero che possa vincere in Emilia-Romagna con Lucia Borgonzoni». Se la politica fosse una partita di calcio, la palla – come a lui capita da 50 anni – andrebbe direttamente in rete.  Non c’è dubbio, l’attacco del pezzo del Carlino il giorno dopo non è male. Il giornale lo leggo sempre. Caffè basso, i titoli, lettura veloce della politica, la cronaca locale, e lo sport. Ma questa mattina l’intervista a Siniša Mihajlović è tutto, politica, sport, costume. Al solito parte la fiera dei messaggi in arrivo. Tanti non ci stanno, gridano allo scandalo (...).

Attorno a Mihajlović in questi mesi si è stretta l’intera opinione pubblica, ogni tifoseria lo ha applaudito, chiunque ha ammirato la sua forza d’animo e il suo coraggio, le sue lacrime. A me questo pare un aspetto da preservare, dentro il quale ci vedo molta Emilia-Romagna, molto di ciò che siamo. Lo stesso vale per Zaytsev e Velasco (...). Lo sport può e deve essere il territorio in cui vivi: per questo vogliamo candidarci a organizzare le Olimpiadi del 2032 a Bologna e Firenze, in Emilia-Romagna e in Toscana (...). Non siamo capaci di stare fermi: fra pochi mesi sarò a Parigi per portare il Tour de France in Emilia-Romagna, per la partenza della Grande Boucle qui, nella nostra regione, in Italia. Mai successo. Beh, è ora di provare a rimediare. (Pubblicato per Piemme da Mondadori Libri S.p.A. © 2020 Mondadori Libri S.p.A., Milano)