Lucia Borgonzoni, candidata sindaco per il centrodestra
Lucia Borgonzoni, candidata sindaco per il centrodestra

Bologna, 16 maggio 2016 – C’è anche Lucia Borgonzoni, candidata a sindaco per il centrodestra, tra i 19 esponenti della Lega Nord che saranno processati a Reggio Emilia con l’accusa di appropriazione indebita aggravata e continuata ai danni del partito. La prima udienza è fissata per il 22 settembre e i pm reggiani nei giorni scorsi hanno notificato a tutti la citazione diretta a giudizio, saltando così l’udienza preliminare. La cifra contestata alla Borgonzoni – relativa alla campagna elettorale per la Provincia del 2009 – ammonta in totale a 764 euro ma il reato, dice il suo avvocato Gianluca Vinci, «si prescriverà pochi giorni dopo, a ottobre». Il processo è dunque fin d’ora destinato a finire nel nulla per la pasionaria della Lega bolognese, ma è ovvio che la notizia è destinata a fare molto rumore visto che piomba sulla campagna elettorale a soli venti giorni dal voto.

«Sono arrabbiata certo, è una follia – attacca la Borgonzoni, raggiunta al telefono –, una sciocchezza legata peraltro a soldi privati, cioè della Lega, non pubblici. Una cosa che i miei avvocati chiariranno». A lei i pm reggiani contestano, nel capo di imputazione, un assegno da 500 euro e alcuni scontrini per altri 264, in concorso con il segretario amministrativo della Lega Nord Emilia, Gianfranco Barigazzi. Il problema è, per gli inquirenti, che non ci sono le pezze giustificative, cioè le fatture intestate al Carroccio, per cui quelle spese non erano inerenti all’attività politica. Di qui la contestazione di appropriazione indebita. Una tesi totalmente respinta dalla difesa: «Erano spese legittime, fatte per la campagna elettorale – dice l’avvocato Vinci – per le quali la Lega Nord, teorica parte offesa, non ha presentato denuncia visto che le considera assolutamente regolari».

«Sono fatti relativi alla campagna elettorale del 2009 – conferma la Borgonzoni –. Sono stata interrogata un anno e mezzo fa e mi chiedevano perché non ci fossero riscontri dei 500 euro, per un assegno su cui peraltro non c’era la mia firma, e dei 264. Li ho spesi, sono stati rimborsati, ma non sono in possesso della traccia». Eventuali ricadute sulla campagna elettorale non preoccupano la candidata del centrodestra: «Per una cifra del genere non credo che ci possano essere ripercussioni in campagna elettorale. E non so francamente se ci sia una volontà di colpirmi chirurgicamente proprio ora. Non sono preoccupata per il mio elettorato, è una vicenda assurda, del tutto interna alla Lega, lontana nel tempo e che si ripropone a 20 giorni dal voto. Mi chiedo se ci sia un disegno, la vicenda parla da sola».

A carico della Borgonzoni, come detto, c’è un assegno da 500 euro. Che al momento è un mistero anche per la difesa: «Non sappiamo perché lo contestino a Lucia – dice il suo legale – visto che non era intestato a lei. Si tratta di un assegno in bianco firmato da Barigazzi. Non c’è alcun legame con la Borgonzoni, probabilmente erano spese sostenute da altri, si chiarirà a processo. Quanto ai 264 euro, una cifra assolutamente esigua, non ricordo per cosa fossero, forse aperitivi elettorali. Rimborsi comunque legittimi, visto che erano appuntamenti elettorali». Per l’avvocato il processo non si dovrebbe neppure fare, visto che i soldi sono privati, frutto delle sottoscrizioni degli elettori e dei versamenti degli amministratori eletti: «A volte – chiude –, invece delle fatture, venivano dati a Barigazzi, per i rimborsi, gli scontrini. E lui giustamente rimborsava. Nulla di strano né illecito».