Bosco di San Petronio: il progetto di Cucinella
Bosco di San Petronio: il progetto di Cucinella

Bologna, 18 dicembre 2020 - L’impatto è di grandissimo effetto. Un bosco sulla facciata di San Petronio. Una quinta verde che ricopre la parte in mattoni spoglia di marmi, rimasta incompiuta. Il progetto (la provocazione?) è firmato dall’architetto Mario Cucinella. Ed è destinato a fare discutere.

AGGIORNAMENTO San Petronio: la proposta di Cucinella spacca la città

Architetto, come le è venuto in mente?
"Guardando i disegni con cui, nei secoli, si era pensato di completare la facciata".

Nessuno aveva mai pensato ad alberi e cespugli.
"Credo che San Petronio possa essere il luogo ideale per applicare i princìpi dell’enciclica di Papa Francesco Laudato si’ sull’ecologia integrale".

Non crede di avere osato un po’ troppo?
"Sarebbe stata un’operazione più pericolosa cercare di immaginare come sarebbe stata la facciata se... Non avrebbe avuto senso mimare un’architettura che non potremo mai ricostruire".

Lei già immagina le critiche e le polemiche.
"Un po’ di provocazione, specie da parte di noi architetti, è anche utile. Ben venga il dibattito, anche feroce, se porta a un pensiero collettivo, a una riflessione su un tema che sarà la priorità dei prossimi decenni".











Intende l’ecologia?
"Nei prossimi anni ci giochiamo la partita su ambiente e inquinamento. Sarebbe bello che, al di là delle differenze, si aprisse un dibattito sulle grandi sfide che ci attendono".

Un bel tema per il mandato del prossimo sindaco.
"L’agenda della campagna elettorale non potrà non comprendere, fra le priorità, temi come l’ecologia nelle città, la rigenerazione e la forestazione urbana. Il progetto per San Petronio, un’operazione del nostro tempo, mi sembrava un messaggio bello, nel cuore di una città che sta cercando di cambiare".

È un’idea fattibile?
"È un progetto realizzabile, contemporaneo, che non incide sulla natura dell’edificio. Mi sembrava bello che Bologna fosse la prima città a lanciare al mondo un forte messaggio su sostenibilità ed ecologia. E lo facesse da un simbolo potente, come è la sua basilica".

E il richiamo all’enciclica del Papa?
"Noi lavoriamo con il Vaticano sui temi dell’ecologia. Nella Laudato si’ Papa Francesco lancia una sfida planetaria per salvare il pianeta. E ora che la pandemia ci ha riavvicinato alla natura, ho immaginato un progetto che lanciasse proprio un messaggio di forte amicizia con l’ambiente. E rappresentasse anche, simbolicamente, un impegno da mantenere. La volontà della città di muoversi".

Trova Bologna statica?
"Credo che manchi un po’ di coraggio. Si dovrebbe parlare non tanto delle cose fatte bene, e ce ne sono state, per compiacersene. Ma piuttosto delle cose che non si sono fatte".

Per esempio?
"Mi limito a citare alcuni progetti mai realizzati o realizzati solo in parte. Dalla nuova stazione di Bofill al nuovo quartiere in zona Lazzaretto, all’auditorium pensato da Renzo Piano. Si parte con l’ambizione di fare le cose in grande, poi non ci si riesce. E si rinuncia a realizzare opere che possono cambiare il volto della città".

Di chi è la colpa?
"Non c’è un solo colpevole. Come ho detto, in questa città è spesso mancato il coraggio di portare avanti progetti importanti, al di là delle tensioni che le trasformazioni inevitabilmente creano. Manca una visione ampia, che sappia immaginare la città dei prossimi venti o trenta anni".

Anche San Petronio è un progetto incompiuto.
"Nella storia degli ‘incompiuti’, è un po’ il peccato originale, che viene da molto lontano".