ROSALBA CARBUTTI
Cronaca

Bufera nella Lega, espulso Venturi. Cacciato per gli attacchi al partito

Il consigliere, nipote di Marco Biagi, può impugnare la decisione. La disputa iniziata dagli inviti a ’manganellare’

Giulio Venturi, consigliere e portavoce della Lega, è nipote del giuslavorista ucciso dalle Nuove Brigate Rosse. Venerdì il direttivo del Carroccio ha deciso di cacciarlo dal partito. Ora può fare ricorso

Giulio Venturi, consigliere e portavoce della Lega, è nipote del giuslavorista ucciso dalle Nuove Brigate Rosse. Venerdì il direttivo del Carroccio ha deciso di cacciarlo dal partito. Ora può fare ricorso

La Lega ha deciso di cacciare il consigliere e portavoce del Caroccio bolognese Giulio Venturi. La decisione del direttivo provinciale del partito è arrivata venerdì sera e, da quanto filtra, tutti i dieci membri hanno votato compatti per l’espulsione. Provvedimento che, comunque, non è automatico, visto che Venturi, nipote del giuslavorista Marco Biagi ucciso dalle nuove Br, può impugnarlo e fare ricorso. Si parla di una decina di giorni di tempo, in cui il consigliere può contestare la decisione dell’organismo del Carroccio. La rimozione dal ruolo di portavoce, invece, dovrebbe avere efficacia da subito.

La bufera è cominciata qualche giorno fa, quando Venturi – in consiglio comunale – ha invitato a usare "pesanti manganellate e bastonate tra capo e collo" per gestire gli eccessi della malamovida e gli ambientalisti di Ultima Generazione che avevano bloccato la tangenziale.

Parole dure, subito condannate dai vertici leghisti con il segretario cittadino del partito, Cristiano Di Martino che aveva preso le distanze. Da qui, come aveva annunciato lo stesso Venturi, il direttivo provinciale "doveva analizzare le mie dichiarazioni". In realtà, trapela che la decisione del direttivo sia arrivata non tanto per l’invito a ’manganellare’, ma per le dichiarazioni di Venturi arrivate subito dopo. E cioè gli attacchi al direttivo e ai dirigenti bolognesi e provinciali del partito "che sono la causa della scomparsa della Lega dai radar in città". Ma non solo. Venturi aveva picchiato duro anche contro il segretario Di Martino, chiedendogli scuse ufficiali e attaccandolo per il tatuaggio fascista, che deve "dimostare di aver rimosso". Insomma, parole che non sono andate giù ai vertici del Carroccio e che avrebbero portato alla cacciata.

Dichiarazioni fuori linea possono anche capitare, è insomma il ragionamento circolato nel Carroccio, ma attacchi ai dirigenti non possono essere accettati.

Senza contare, comunque, che ‘la questione Venturi’ aveva tenuto banco sui media, rischiando di diventare un vero e proprio caso nazionale. Motivo in più per mettere un freno al consigliere. Senza contare che, già da tempo, non è un segreto, nella Lega le divisoni c’erano. E tra il capogruppo Matteo Di Benedetto e lo stesso Venturi i rapporti erano piuttosto freddi.

Venturi, dalla sua, si trincera dietro un ’no comment’, facendo solo filtrare che c’è una discussione in corso non ancora definitiva e che, per ora, preferisce non esporsi. Resta il fatto che il regolamento del Carroccio parla chiaro in merito all’espulsione che può avvenire "a causa di indegnità o di ripetuti comportamenti gravemente lesivi della dignità di altri soci, o a causa di gravi ragioni che ostacolino o pregiudichino l’attività della Lega o ne compromettano l’immagine politica".

In attesa di capire se l’espulsione – ultimo atto dei provvedimenti disciplinari che vanno dal richiamo scritto, alla sospensione alla revoca della qualifica di ’socio ordinario militante’ – sarà effettiva, già si ragiona sulla composizione dei gruppi in consiglio comunale. Se Venturi sarà cacciato, nel gruppo leghista resterà solo Di Benedetto, visto che l’altra consigliera eletta con il Carroccio, Francesca Scarano, è passata da tempo al Misto.