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Bologna, nuove norme per camini e stufe a pellet. "Sarà il caos"

Entra in vigore la legge regionale anti inquinamento. Tocca ai Comuni dire dove varranno i divieti

di PAOLO ROSATO
Ultimo aggiornamento il 30 agosto 2018 alle 12:03
Un tipico caminetto ‘aperto’, a legna

Bologna, 30 agosto 2018 - Altolà ai caminetti ‘aperti’ a legna e alle stufe a pellet e di vecchia generazione. A Bologna così come in tutta l’Emilia Romagna. E la misura potrebbe avere pesanti – e salate – ripercussioni su alcune attività di ristorazione della nostra provincia. Sta per calare infatti l’accetta sui riscaldamenti inquinanti, una rivoluzione peraltro annunciata oltre un anno fa dal ‘Pair 2020’, il piano aria integrato regionale che prende le mosse dalle ultime indicazioni di Bruxelles e dall’accordo del 2017 sul Bacino Padano. La giunta di viale Aldo Moro si era pronunciata con la delibera n. 1412/2017 e le nuove norme entreranno in vigore tra un mese, il 1° ottobre.

Cosa cambierà? In soldoni è stato introdotto il divieto di utilizzo di "biomassa legnosa sia nei generatori di calore con classe energetica inferiore a ‘2 stelle’, sia nei camini aperti o che possono funzionare aperti". E questo divieto sarà esteso ai generatori di calore con classe energetica inferiore a 3 stelle dal 1° ottobre 2019. Non solo: le prescrizioni sono riferite a tutte le unità immobiliari con riscaldamento "multi combustibile" nei Comuni i cui territori sono interamente sotto i 300 metri. Con l’onere per i sindaci, nei Comuni che si estendono anche sopra i 300 metri, di individuare le zone situate al di sotto quota. In caso di mancata individuazione, il divieto verrà applicato a tutto il territorio comunale.

Un robusto cambio di rotta, che però secondo Michele Facci pone alcune problematiche. Il consigliere regionale del Movimento Sovranista – unico componente del Gruppo Misto – inoltrerà all’Assemblea legislativa un’interrogazione per aprire una riflessione, con richiesta di correttivi. "Penso a una bella tavernetta di un agriturismo nella nostra provincia – spiega Facci –, la maggior parte di quei caminetti a legna sono riscaldamenti in più, accesi una tantum. Ecco, bisogna colpire quelli accesi sempre, ritengo che il divieto assoluto sia penalizzante quando il caminetto è solo un componente di arredo. Anche perché nel Pair 2020 viene detto che il divieto vige per i focolari aperti utilizzati a uso domestico. Mentre nella delibera regionale che entrerà in vigore tra un mese quella distinzione non c’è. Insomma, un pacchetto che se non modificato con alcune specifiche potrebbe essere molto penalizzante per le nostre attività". E poi la ‘zonizzazione’: a oggi tantissimi Comuni del Bolognese non si sono ancora adeguati. "Se non vengono distinte le aree sopra e sotto i 300 metri allora si colpisce tutti indistintamente. Problema non secondario". Nell’interrogazione Facci invita anche la Regione, vista la richiesta di un poderoso svecchiamento di stufe e caldaie, a introdurre incentivi economici "al fine di permettere a tutti gli interessati l’adeguamento dei propri impianti alle imminenti modifiche normative".

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