Alberto Ciani e il cantiere infinito in via delle Moline (fotoschicchi)
Alberto Ciani e il cantiere infinito in via delle Moline (fotoschicchi)

Bologna, 19 ottonre 2021 - Il dito di Alberto Ciani non passa sul velo di polvere che ricopre i suoi tavolini. Ma l’occhiata del gelataio al dehors imbustato, mentre una motosega spacca in due il porfido a tre metri di distanza, è come una mano di dolore passata dalla polvere alla fronte. Storia di cantieri in centro a Bologna: da maggio si lavora per il rifacimento dell’incrocio Moline-Righi-Capo di Lucca.

E da mesi la gelateria ‘delle Moline’, per tutti la gelateria da Benito che è il papà di Alberto Ciani, è quasi interdetta alla clientela da una rete da cantiere che delimita l’area dei lavori, tanto larga da non permettere il passaggio delle bici se non a mano e sull’altro capo della strada - anche se in tanti non scendono mica, stile Cantierone Bobo Rizzoli-Ugo Bassi -. Scopriamo che si può arrivare da lui perché infilandosi da via Capo di Lucca troviamo un’aperturina tra il palazzo e la rete. "Siamo messi così da mesi – dichiara Ciani sconsolato –. Queste reti le abbiamo da metà giugno, ma quest’estate avranno lavorato sì e no tre settimane".

Un intervento ai sottoservizi effettuato da Hera ha preceduto la parte più corposa del cantiere di superficie. Ma un imprevisto ha rallentato il cronoprogramma nel passaggio estivo: non arrivavano i materiali alla ditta incaricata. Ed ecco il ritardo accumulato. Il progetto prevede anche l’installazione di panchine, peraltro contestate dai residenti perché possibili portatrici di bivacchi. In ogni caso si sta intervendo su un pezzo di strada dove passa tantissima gente. La stessa gente che però ormai pensava che ‘Benito fosse chiuso’.

"Sono entrati da me in tre giorni fa, mi fanno: ‘Ma non eri chiuso?’. Onestamente, venendo da un anno di Covid io il cantiere me lo sarei risparmiato. Un abbellimento può essere utile, ma ci voleva più tranquillità, piuttosto che un rinnovamento – continua il titolare –. Certo, i conti li faremo alla fine, ma è stato un cantiere nato male e proseguito peggio". Ciani si riferisce anche alle date di fine lavori, più volte posticipate: fine settembre, poi ottobre, cartelli con indicazioni corrette in corsa, adesso si parla della seconda metà di novembre. Sui cali di incassi fa fatica a quantificare. "La botta l’abbiamo avuta con il Covid nel 2020, quindi più o meno quest’anno siamo agli stessi livelli – spiega ancora Ciani –. Certo, senza il cantiere avremmo potuto fare di più. Non ho chiesto sgravi fiscali, ma pare possano ridurci le spese della tassa dei rifiuti, se il cantiere durerà almeno sei mesi. Faremo i calcoli".

Di fianco alla gelateria delle Moline c’è un locale che attende di aprire da...sei mesi. Anche qui, il cantiere sarebbe stato determinante, e il perché lo spiega Massimiliano Carlucci, titolare della pizzeria ‘Don Michele’ di via Alessandrini, a due passi, e in procinto in quegli spazi ancora vuoti di aprire una rosticceria. "Noi siamo allo stremo – spiega Carlucci guardando il bagno chimico che di fatto ostruisce una delle vetrine del suo futuro locale –. Io volevo aprire, qui abbiamo subito dei danni: 40mila euro e oltre buttati, tra l’affitto a vuoto e tutto il resto. E meno male – riflette amaramente – che non ho messo già dell’attrezzatura dentro il locale, altrimenti avremmo avuto danni ben maggiori, con tutte le rate che avremmo dovuto pagare".

Carlucci auspica un intervento. "Quando li recuperiamo questi soldi? Avevo preso questo locale alla fine del Covid, poi con l’inizio del cantiere buio totale. Ma perché non ci aiutano, un sostegno per gli affitti è chiedere troppo? Sto anche valutando con un avvocato, la situazione è insopportabile, ogni mese vanno via 3mila euro di affitto". La speranza ora sarebbe quella di aprire alla fine dei lavori, con l’incrocio finalmente riqualificato. "Dovrebbero fare i lavori in modo da aiutare le attività, non per farle chiudere".

Anche alle ‘Vie dei briganti’, tra la gelateria e la pizzeria ‘Don Michele’, un po’ di scoramento c’è. "Chi viene da via Oberdan non ci vede, siamo nascosti dal cantiere – racconta uno dei titolari –. Adesso abbiamo ripreso un po’ a lavorare nel weekend, speriamo non ci siano più rinvii per la fine dei lavori, sei mesi per una pavimentazione di un incrocio".