Bologna, 10 marzo 2020 - La Dozza (foto) è stata liberata poco dopo le 15. I detenuti in rivolta si sono arresi dopo una trattativa portata avanti dal presidente del Tribunale di Sorveglianza: le richieste sono relative a misure alternative e incremento dei servizi con educatori. Il padiglione giudiziario, tre piani, è distrutto: probabilmente i detenuti dovranno essere trasferiti per permettere che venga restaurato.   

E' stata una notte di caos nel carcere bolognese. I detenuti delle sezioni giudiziarie, saliti sul tetto dell’istituto, hanno lanciato di sotto qualunque cosa, incendiando quattro mezzi di polizia e carabinieri. Un agente della penitenziaria, colpito con un estintore, è stato trasportato in ospedale con un enfisema.

Il commento Dentro le celle una polveriera sottovalutata - di B. Boni

Alla rivolta non hanno preso parte le donne, i detenuti con pene definitive e quelli della squadra di rugby della sezione 1c. Alla fine, i feriti negli scontri alla Dozza sono stati 22, 20 detenuti e 2 agenti della penitenziaria. Di questi, 16  (tutti detenuti) sono stati medicati sul posto, per lievi intossicazioni e lesioni. Gli atri sei sono stati portati al Maggiore, i detenuti in codice 1, i poliziotti in condizioni più gravi.   

Sono una quindicina, da quello che è emerso, i detenuti che avrebbero organizzato la rivolta. Lo spiega il procuratore capo Giuseppe Amato, che attende le informative della squadra mobile e della polizia penitenziaria per valutare i reati da ipotizzare.

Il procuratore nelle scorse ore è stato in contatto con il dirigente della mobile e con la direttrice del carcere. Dagli accertamenti fatti sin qui risulta che c'è un gruppo di detenuti che avrebbe organizzato e maggiormente partecipato alla sommossa. Al momento, spiega Amato, "non c'è nessun elemento oggettivo" che faccia pensare a una 'regia' tra le varie proteste scoppiate in Italia.