Bologna, 12 marzo 2020 - La rivolta della Dozza è finita, ma dietro di sé lascia una scia di sangue. Sono due, infatti, i detenuti morti dopo quanto accaduto tra lunedì e martedì: si tratta di due ragazzi stranieri di 29 e 35 anni, entrambi magrebini. Dai primi accertamenti, tuttora in corso, si tratterebbe di overdose.

Tra le stanze prese d’assalto durante la rivolta, che ha interessato soprattutto il padiglione riservato alla sezione giudiziaria – dove cioè si trovano gli uomini in attesa di condanna e quelli che scontano pene inferiori ai cinque anni – ci sarebbero infatti i tre ambulatori a disposizione dei carcerati, uno per piano. Alla Dozza infatti non c’è una farmacia, ma all’interno degli ambulatori, che in totale sono sei (oltre ai tre in questione, l’infermeria, quello ubicato nel settore penale e quello del reparto femminile, se non si contano quelli riservati alle visite specialistiche, al piano terra della Casa circondariale), sono conservati diversi farmaci, il cui cocktail si sarebbe rivelato fatale per i due stranieri.

Fortunatamente, il metadone era tenuto sotto chiave in un altro ambulatorio, altrimenti il bollettino delle vittime potrebbe essere tragicamente più alto. Sono stati circa 400 (su 900 totali) i detenuti che hanno preso parte alla rivolta: non hanno partecipato invece le donne e i detenuti della sezione penale e dell’alta sorveglianza, oltre che gli studenti della sezione 1 D e i rugbisti della squadra ’Giallo Dozza’. Durante i disordini, due agenti sono rimasti feriti (uno colpito da un estintore) e tre detenuti sono stati intossicati dai fumi emessi dall’incendio di materassi e altre suppellettili, e portati all’ospedale. Altri, poliziotti e detenuti, sono stati medicati sul posto.

Nel frattempo, è stato sequestrato il cellulare utilizzato dai detenuti per registrare i due video poi postati su internet, che li immortala mentre devastano la Casa circondariale Rocco D’Amato. Il telefonino sarebbe stato introdotto illegalmente nel carcere e non rubato a uno degli agenti. Il caos alla Dozza sarebbe esploso in scia a quanto accaduto a Modena: anche in questo caso, il motivo scatenante sarebbe stato il timore del Coronavirus e le precarie condizioni nel carcere, dato anche il suo sovraffollamento, come confermato da una lettera inviata al Carlino dai detenuti qualche giorno prima dei fatti. In particolare, la sezione in cui è scoppiato il tumulto sarebbe stata una "polveriera", secondo il Sinappe: "Dato non solo il crescente disagio della polizia penitenziaria, ma i sempre più frequenti pestaggi tra detenuti e le aggressioni al personale, oltre ai numerosi ritrovamenti di alcolici". Le cause sarebbero da individuare nella carenza di organico, costretto a lavorare per turni ben più lunghi del previsto, e la "gestione del primo piano giudiziario con una politica di accorpamento in gruppi etnici, soluzione che risolve una serie di effetti collaterali a breve termine – prosegue il sindacato –, ma crea il sottobosco culturale per condotte delinquenziali di più vasta portata a lungo termine".