Una guardia carceraria
Una guardia carceraria

Bologna, 13 marzo 2018 - Più che di tagli, nel caso in questione, si dovrebbe parlare di strappi. Quelli della carta igienica che manca, in maniera ormai cronica, nei bagni del personale al lavoro nella casa circondariale Rocco d’Amato. E così alla Dozza succede pure che la carta igienica la prestino i detenuti ai poliziotti. È successo sabato pomeriggio. «Il detenuto si era accorto che non ne avevamo più e mi ha offerto uno strappo della sua», ha raccontato l’agente. Una questione imbarazzante, come spiega il sindacato di penitenziaria Sinappe, con i poliziotti costretti a portarsi da casa la carta e anche l’amuchina, visto che, tra quello che manca all’appello, ci sono anche i prodotti per la detergenza e l’igiene.

«Da quaranta giorni non arrivano forniture – dice il segretario Nicola D’Amore –: un disagio per i lavoratori, ma anche un’umiliazione, viste le condizioni in cui siamo costretti a svolgere servizio». La questione è presto detta: i detenuti, grazie alla diaria che ricevono, sono in grado di fare acquisti nel supermercato all’interno della casa circondariale, mentre nei bagni dei dipendenti, in questo caso i poliziotti della penitenziaria, i materiali sanitari devono essere riforniti dalle ditte che hanno in appalto il servizio.

Il primo di febbraio, Vitaliano Cinquegrana, segretario provinciale del Sinappe, aveva già scritto una lettera per denunciare le «diverse lamentele per le gravi carenze dovute alla mancanza di materiale igienico, come carta igienica, sapone per le mani, carta per l’asciugatura e detergenti, per il mantenimento delle misure minime d’igiene e salubrità degli operatori e dei luoghi di lavoro». Il segretario chiedeva urgentemente di provvedere, soffermandosi su come il personale di polizia penitenziaria fosse particolarmente esposto anche al rischio di contrarre malattie. A quaranta giorni di distanza, però, niente si è mosso. «Passi per il materiale di cartoleria, quello non lo vediamo da anni... Ma almeno la carta igienica e i detergenti, nei nostri bagni, ci devono essere», conclude il collega D’Amore. Se alla Dozza si rischia di contrarre infezioni intime e malattie cutanee, gli agenti della polizia ferroviaria in servizio alla stazione centrale di Bologna rischiano invece di prendersi le zecche.

«Siamo stanchi – scrive il segretario del Siulp, tra l’altro agente Polfer, Amedeo Landino – perché, nonostante le innumerevoli segnalazioni e le rassicurazioni dell’Amministrazione circa l’attenzione da porre per l’igiene e la salubrità delle celle di sicurezza, nello scorso weekend, ancora una volta, si è posto il problema delle zecche, trovate addosso a un arrestato. E siamo stanchi perché da mesi è utilizzabile un solo bagno per gli uomini al settore operativo, nonostante a lavorarci siano più di cento poliziotti. E perché a differenza degli altri Uffici della provincia, non riceviamo buoni mensa da più di due mesi». Una situazione a cui si sommano carichi di lavoro da rivedere, carenze strutturali – «non abbiamo nemmeno un citofono funzionante e i nostri uffici sono in condizioni pietose» - e che, conclude Landino, alimenta una «diffusa e preoccupante percezione di stato di disinteresse e abbandono nei confronti di chi svolge servizio in stazione».