FEDERICA ORLANDI
Cronaca

Caso 118, parla l’indagato: "Veleno, io non c’entro"

Primo interrogatorio dell’ex coordinatore della centrale, Claudio Tacconi. Ha respinto ogni accusa davanti al gip. L’avvocato Garrasi: "Soddisfatta".

Caso 118, parla l’indagato: "Veleno, io non c’entro"

Caso 118, parla l’indagato: "Veleno, io non c’entro"

Bologna, 17 maggio 2024 – Ha risposto a tutte le domande che la giudice per le indagini preliminari Nadia Buttelli gli ha rivolto. E, con fermezza e precisione, ha respinto ogni accusa a suo carico, dichiarandosi innocente e del tutto estraneo ai fatti che gli vengono contestati, stando a quanto ricostruito dal suo avvocato Carla Garrasi, che si dice "soddisfatta" dall’esito dell’interrogatorio di garanzia sostenuto dal suo assistito. Ossia dell’infermiere ed ex coordinatore della centrale operativa Emilia Est del 118 all’ospedale Maggiore, Claudio Tacconi, da lunedì scorso agli arresti domiciliari con l’accusa di lesioni e atti persecutori nei confronti di dieci colleghi, che in diverse occasioni avrebbe stordito aggiungendo il farmaco Entumin, un antipsicotico, nel loro caffè o in altre bibite e cibi lasciati incustoditi durante l’orario di lavoro.

Episodi avvenuti tra il marzo 2020 e il novembre 2023 (a indagine quindi già avviata, poiché la denuncia dell’Ausl fu a ottobre) che avrebbero creato un clima di "perdurante ansia e paura nelle persone offese, tale da indurle a modificare le loro abitudini di vita nell’ambiente lavorativo", secondo Procura e giudici del tribunale del Riesame che hanno disposto la misura cautelare, richiesta dalla pm Francesca Rago e inizialmente respinta dalla Gip Buttelli.

La quale non aveva ritenuto sussistente il reato di atti persecutori, in quanto non "abituali", bensì rivolti a persone tutte diverse, e dunque riqualificandolo in plurime lesioni personali.

Il Riesame però ha accolto l’appello della pm, con ordinanza poi confermata in Cassazione, in cui si sottolineava l’appartenenza allo stesso ambiente (quello della centrale operativa del 118) di tutte le vittime e "la volontà dolosa del Tacconi di creare un clima di ansia e timore nelle persone offese in quanto appartenenti a quel determinato contesto lavorativo".

Ora, per la prima volta in veste di indagato, Tacconi è stato interrogato dalla gip, e ha potuto dare la propria versione dei fatti su quella serie di malori sospetti accusati in serie dai suoi colleghi (e da lui stesso, a fine ottobre 2023) e i successivi, presunti, depistaggi che l’accusa gli attribuisce (tra cui, appunto, lo stesso malore di ottobre). E ribadire, di nuovo, la propria innocenza.