Palazzo Malvezzi Campeggi, sede di Legge (foto Schicchi)
Palazzo Malvezzi Campeggi, sede di Legge (foto Schicchi)

Bologna, 3 novembre 2014 - Cittadini che ripuliscono i propri palazzi e vengono richiamati dalla Soprintendenza. È cronaca degli ultimi giorni, quando i volontari dell’associazione Via Petroni e dintorni, dopo aver ripulito i civici 2 e 4, sono stati formalmente invitati a ripristinare il colore originale. Il motivo lo ha spiegato la soprintendente, Paola Grifoni, giovedì scorso sul Carlino: «La pulitura di un palazzo sottoposto a tutela è un vero e proprio intervento di restauro» che «deve essere effettuato in concerto con la Soprintendenza e seguendo le ‘Linee guida per la pulitura di superfici interessate da vandalismo grafico’ pubblicate nel 2010». Ciò, onde evitare «che la toppa sia peggiore del buco», come accade a certi palazzi privati di via Zamboni, dominati da «quadrati di muro ricolorato in un contesto di tonalità più scure o linee di colore che si interrompono a mezza altezza». 

Queste le pecche dei privati, giustamente bacchettate dalle istituzioni. E queste ultime, invece, come trattano i loro (nostri) palazzi storici? Delle condizioni in cui versa il Palazzo Dall’Armi Marescalchi, sede della stessa Soprintendenza, raccontiamo qui di fianco. Palazzo d’Accursio, però, non è da meno. Ben vestito all’esterno, basta fare un giro nel cortile per scoprire che il censore si comporta ben peggio del censito. Ovvero: tratti di muro ridipinti con colori differenti dal contesto, patacche di calce su colonne arancione e linee di ritinteggiatura che si rincorrono in su e in giù, seguendo l’estro dell’operaio più che le linee della Soprintendenza. 

È zeppo di ‘francobolli’ anche il complesso del collegio gesuita di Santa Lucia (anno 1644), dove ha sede il liceo Galvani, così come è diviso in due il palazzo che ospita l’istituto tecnico Crescenzi Pacinotti. La lista dei peccati istituzionali è lunga. Palazzo Hercolani, che ospita Scienze politiche in Strada Maggiore, Palazzo Malvezzi Campeggi, quella del Provveditorato agli studi in via de’ Castagnoli, letteralmente ricoperto di graffiti, e per finire i palazzi della Questura in piazza Galileo, con delle belle toppe di bianco in bella vista sul rosso Bologna. Nessun richiamo formale. Eppure la Soprintendenza è a pochi passi.