di Letizia Gamberini Il più giovane ha 19 anni, ma ci sono partecipanti di tutte le età. A studiare suoni e accenti circonflessi sono concittadini, ma anche americani. In un mondo che separa, tutti loro sono uniti dal dialetto bolognese. E’ stato un vero boom il corso appena avviato – ovviamente online– dall’associazione Succede solo a Bologna, che da anni valorizza il patrimonio culturale cittadino: 247 gli iscritti già alla prima lezione di questa settimana, che ha inaugurato un ciclo di sei lunedì (alle 21): il prossimo è domani e i posti sono ancora disponibili. E,...

di Letizia Gamberini

Il più giovane ha 19 anni, ma ci sono partecipanti di tutte le età. A studiare suoni e accenti circonflessi sono concittadini, ma anche americani. In un mondo che separa, tutti loro sono uniti dal dialetto bolognese. E’ stato un vero boom il corso appena avviato – ovviamente online– dall’associazione Succede solo a Bologna, che da anni valorizza il patrimonio culturale cittadino: 247 gli iscritti già alla prima lezione di questa settimana, che ha inaugurato un ciclo di sei lunedì (alle 21): il prossimo è domani e i posti sono ancora disponibili. E, comunque, altri due moduli di Dîl mò té in bulgnaisṠsono previsti ad aprilemaggio e in autunno. "Del resto, su Zoom non c’è limite di spazio", spiega il professor Roberto Serra, docente dei corsi.

Serra, come sono organizzate le sue lezioni?

"Da vent’anni tengo corsi di dialetto, ma è la prima volta che li faccio online. Sono lezioni di lingua vere e proprie: affrontiamo la fonetica, la grafia e il lessico di base. Poi arriveremo alla lettura e agli esercizi".

Chi sono i suoi studenti?

"Moltissimi non vivono in città, abbiamo diversi residenti in Nord e Sud America, che magari hanno antenati bolognesi. C’è una ragazza di Seattle, ad esempio, che vuole venire appena sarà possibile. L’interesse è trasversale: frequentano persone anziane, ma anche tanti giovani, che si sono sentiti un po’ derubati di questa lingua, che invece oggi viene usata anche per scrivere messaggi su Facebook o whatsApp".

Perché il dialetto attira?

"Il dialetto è un modo per entrare nell’anima della città. Di affrontare la vita e in questo momento storico può essere un aiuto. Il bolognese, infatti, dà positività nell’approcciarsi alla vita. La fraseologia tende ad essere allegra, sdrammatizzante. Anche per questo il nostro intento è sempre quello di non considerare il dialetto come qualcosa del passato, ma qualcosa che può essere addirittura fighetto. Un po’ cool. E non dimentichiamo che l’Unesco ha inserito l’emiliano nel Libro rosso delle lingue in pericolo".

Scriverlo è difficile...

"E’ una questione di volontà, lo scoglio della grafia si super facilmente. Da qualche anno abbiamo una grafia semplice: si abbina un suono a un simbolo".

Quali sono le parole più popolari?

"Espressioni sempre molto amate sono sóppa, benéssum, cinno. E anche cubier, da cui gubbiare".

In tanti anni di insegnamento, chissà quante ne ha viste.

"Beh ricordo sempre John, uno studente scozzese che parla perfettamente il dialetto bolognese con accento british".

Tutte le lingue vive si evolvono e spuntano nuove parole, vale anche per il dialetto bolognese?

"Per salvare una lingua va evitata l’involuzione, va salvato il lessico tradizionale autentico, poi alcune parole nascono in modo spontaneo. Ad esempio, per il mouse si usa pundghén (topolino)".

E Coronavirus come si dice?

"Beh, per quello direi... bistiâza".

mail info@succedesoloabologna.it o al numero 051 226934.