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14 apr 2022

Confusional Quartet, la rabbia brucia

Al Damslab oggi incontro e live con la band per il ciclo ’Gioia e rivoluzione’. Gli anni ’70 e la creatività dura

I ’Confusional Quartet’ stanno lavorando ad un nuovo disco
I ’Confusional Quartet’ stanno lavorando ad un nuovo disco
I ’Confusional Quartet’ stanno lavorando ad un nuovo disco

In piena ondata punk, quando tutti i gruppi espressi dalla scena bolognese delle rivolte giovanili del 1977, usavano la parola per esprimere la loro rabbia, c’era una band che aveva scelto la via della musica strumentale. I Confusional Quartet di Marco Bertoni e Enrico Serotti preferirono il linguaggio del jazz rock, mescolato con la prima sperimentazione elettronica per produrre una serie di dischi che, a distanza di quasi 45 anni, continuano a essere ristampati con successo. Sono loro oggi alle 19 i protagonisti del ciclo di incontri (con concerto) organizzati da La Soffitta, ’Gioia e rivoluzione. Rock e ribellione nella Bologna di fine anni 70’ al Damslab di piazzetta Pasolini e in diretta streaming.

Bertoni, la musica del Confusional Quartet, come quella dei Gaznevada, e degli Skiantos nasce in un clima di forte impegno politico.

"Eravamo dei liceali accomunati da una amicizia che si era sviluppata tra i banchi di scuola e la militanza in quello che allora era definito ‘movimento’. Non è stata una scelta, ma una evoluzione naturale delle nostre vite. Se adesso i giovani a Bologna si chiamano tra loro ‘regaz’, per noi era normale parlare dei coetanei che frequentavamo come dei ‘compagni’. Musica e politica erano strettamente legate"

E voi, post adolescenti, vi ritrovaste in sala di registrazione.

"Alla fine degli anni ’70, tutta la nuova creatività sonora bolognese gravitava intorno a un club dove si esibivano i gruppi cittadini. Noi suonammo lì due volte e fummo notati dai responsabili dell’Italian Records che ci proposero, originariamente, di registrare una cassetta, e poi, invece, di realizzare un album che fu la prima uscita, era il 1980, dell’etichetta".

In una realtà culturale nella quale tutti i gruppi, strettamente legati all’esperienza americana del punk, usavano la parola, voi eravate una band rigorosamente strumentale.

"Fu una scelta condizionata dai nostri ascolti, dalle nostre prime passioni, il jazz rock, in particolare. Ma attraversato dalla velocità, dalla frenesia, dalla robotica di alcuni gruppi della cosiddetta new wave, i Devo, in particolare, che esprimevano la tensione della follia e della distorsione metropolitana. A molti sfuggiva cosa ci facessimo in quel contesto punk. Poi salivamo sul palco e travolgevamo il pubblico con una energia durissima".

La vostra carriera continua.

"Siamo al lavoro su un nuovo disco, che uscirà nei prossimi mesi, con tanti musicisti di seconda generazione, tra cui artisti brasiliani e cinesi, e con alcune composizioni cantate".

Il prossimo appuntamento di Gioia e Rivoluzione è il 12 maggio, con gli Skiantos

Pierfrancesco Pacoda

© Riproduzione riservata

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