Bologna, 1 febbraio 2015 - «Suona il campanello, mi fa Fulvio (Stefanelli; ndr) ‘c’è Antonio (Gualtieri; ndr)’, io ‘vabbè apri...’. Apre la porta, è entrato dentro Antonio, non era solo...». Inizia così la conversazione intercettata tra Roberta Tattini e il suo collega Giovanni Summo. L’argomento è la visita ricevuta dalla donna il primo marzo del 2012. Una visita particolare, perché fuori dalla porta, come racconta un’emozionatissima Tattini, c’è «il capo di giù, di Cutro, il grande...» (VIDEO/AUDIO), Nicolino Grande Aracri. E aggiunge, senza nascondere l’ammirazione: «Il sanguinario, quello che io avevo già visto... E allora tu dovevi vedere la mia faccia!».

Una visita che la consulente finanziaria bolognese non si aspetta, ma di cui comprende immediatamente l’importanza. E non ne fa segreto: «Mai e poi mai mi sarei aspettata... Cioé, voglio dire!». E poi: «Gliel’ho spiegato a Fulvio, ‘ricordati che la devi vedere come un grande onore, perché lui non va, cioè... Per una questione anche di sicurezza’». «Io non mi scompongo mai per niente... Beh, in questo caso ho avuto un attimo di panico... Ho avuto la conferma certa che, insomma, questa è una cosa importante!».

L’affare di cui si parla è il ‘piano Cutro’, che consiste in un progetto finalizzato alla costruzione di un impianto destinato alla produzione di materiale elettrico nell’agro di Cutro, attraverso finanziamenti e investimenti pubblici della Comunità europea. La Tattini viene incaricata di una trattativa con la Banca di Credito Cooperativo del Veneziano, volta alla acquisizione di beni immobili ipotecati appartenenti alla stessa società Faecase.

La bolognese è anche consapevole di ciò che rischia: «Io gli ho detto: ‘ricordatevi bene! E me lo aspetto, visto che poi siete uomini d’onore! Cazzo, però voglio il migliore a difendermi! No, porca t... mi tirate fuori però! Io ci posso anche stare un po’... Però quello che ho detto m’aspetto... Perché ho paura che col mio sto dentro altri venti anni. Cioè voglio i vostri., io voglio i vostri avvocati, però mi tirate fuori! Ebbè! È il minimo, eh». E commenta, orgogliosa: «È gente che ha i segni delle pallottole addosso... Ieri mi sono sentita importante... Tutti noi che siamo andati su subito, quando ha detto: ‘Cutro, famiglia’... Tre parole ha detto Antonio, eh! A disposizione era...».

ONERI e onori, però. Perché in una conversazione in auto col marito, non troppo convinto degli affari della moglie, tanto da chiederle di «sganciarsi», la Tattini si innervosisce: «Ma ragazzi! Mi sta dando un’opportunità che... Domattina è un affare che guadagno un milione di euro, Fulvio!». E a lui, che le dice «stai attenta Roberta», risponde: «Ma sono guadagnati puliti! Li prendiamo dal tribunale Fulvio, ma ti rendi conto?».