Claudio Furlan e Rita Di Majo alla loro festa di matrimonio dopo la morte di Vito Balboni
Claudio Furlan e Rita Di Majo alla loro festa di matrimonio dopo la morte di Vito Balboni

Bologna, 19 gennaio 2020 - "Sei Sonia?". "Sì...". E allora giù botte, con quest’ultima lasciata seminuda, in reggiseno, fuori dall’asilo di Ficarolo. Tredici maggio 2010, da una parte la malcapitata Sonia, dall’altra Rita Di Majo. "Dovevo vendicarmi – disse quest’ultima –, era l’amante del mio compagno". Si beccò un anno per ingiurie e lesioni. Perché Rita, 49 anni di origini napoletane, è così. Quando perde la pazienza, dicono, non si ferma davanti a nulla. 

AGGIORNAMENTO La coppia del veleno poteva salvare Balboni

Un curriculum importante, oggi arricchito da una nuova accusa, in concorso con il neo sposo Claudio Furlan: aver avvelenato e provocato la morte di Vito Balboni. Un amore platonico, quello tra Rita e Claudio, che ieri all’avvocato Giancarlo Tunno, durante la visita in carcere, hanno confessato di aver messo delle gocce di ansiolitico nella bevanda di Balboni per derubarlo, ma senza voler ucciderlo. "Vogliono collaborare – dice il legale –, ne hanno tutto l’interesse. Sono molto preoccupati". Tra l’1 e il 6 novembre, sono tornati più volte in via Cadriano a vedere se Balboni e la Clio fossero sempre lì. Ma senza mai chiamare un’ambulanza che forse poteva cambiare il tragico finale. 

Le cronache sono zeppe delle loro peripezie. Come quella della molotov scagliata per una ripicca sentimentale. E sempre a Ficarolo: era il 31 agosto 2012. Da una Lancia Y la coppia lanciò una bottiglia incendiaria contro una macchina parcheggiata che prese fuoco diventando un pericolo anche per le case vicine.

Otto mesi a Furlan, che alterò pure la targa della Lancia, un anno e otto a lei che, davanti ai carabinieri, si spacciò per Maria. Ancora più agghiacciante, sempre nel 2012, quando vennero arrestati per aver fatto prostituire una disabile. La vittima era stata a lungo fidanzata con Furlan: una storia finita male, lui era stato violento, lei lo aveva denunciato. Tempo dopo si erano riavvicinati, lui aveva cercato di farsi consegnare la sua pensione di invalidità. Agli inquirenti, la ragazza raccontò di aver iniziato a fare la ‘squillo’ per hobby, in realtà Furlan e la Di Majo la controllavano passo passo e, ogni notte, la costringevano a consegnare l’incasso. 

Non è finita. C’è un altro episodio inquietante nella vita della 49enne e la tecnica è la stessa utilizzata con Balboni ma il finale per fortuna diverso: un caffè corretto narcotico offerto a un rappresentante di aspirapolveri, poi rapinato e sequestrato due giorni. Era l’agosto 2013, prima della dimostrazione del prodotto, la Di Majo, che si trovava ai domiciliari, lo addormentò. Si beccò tre anni e mezzo. Dal carcere è uscita a fine aprile, ad attenderla c’era Furlan con un anello e la promessa di matrimonio celebrato il 29 dicembre. Due settimane prima delle manette.