Diverse le segnalazioni arrivate ai Nas per le case di riposo. Pronta anche la Procura
Diverse le segnalazioni arrivate ai Nas per le case di riposo. Pronta anche la Procura

Bologna, 8 aprile 2020 - Le segnalazioni, tante, sono già arrivate. E presto sono attesi anche i primi esposti. Da parte di parenti e operatori sanitari degli istituti e case di riposo per anziani. I primi a muoversi, intanto, sono stati i Nas. Per il momento si tratta di accertamenti di routine, indagini conoscitive, verifiche e controlli sui dispositivi di protezione come mascherine, igienizzanti, camici. Con la Procura che resta in allerta. Segnalazioni, dicevamo. Diverse da quando è letteralmente esplosa l’emergenza pandemia da Covid-19. Arrivate da qualche parente che si è trovato obbligatoriamente messo alla porta, in molti casi già dal 22 febbraio quando le prime residenze per anziani hanno bloccato incontri e visite quotidiane, oltre agli ingressi di nuovi ospiti. Da quel momento tanti figli, mogli o mariti si sono chiesti il perché, faticando, giorno dopo giorno, ad avere regolari notizie sui loro cari ricoverati per via della maxi emergenza.

"Andavo a trovare mia madre – spiegava al Carlino Mariacarla Setta, figlia di un’anziana deceduta al Sant’Anna – con la mascherina fin da gennaio perché tutti gli ospiti del suo piano erano attaccati. La situazione era pericolosa, ma non è stato fatto niente. Mia madre non c’è più, ma alla fine di tutto questo chi ha sbagliato dovrà pagare". In altre situazioni, le chiamate sono arrivate direttamente dall’interno degli istituti, da infermieri o operatori socio sanitari che lamentavano ritardi nell’arrivo delle mascherine o nel loro utilizzo ("all’inizio dicevano che non c’era bisogno – ha raccontato una dipendente, poi risultata ammalata, della cooperativa Il Cammino – e che se avevamo febbre, tosse, o eravamo depressi, dovevamo stare a casa").

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Telefonate (anche anonime), richieste di verifiche, veri e proprio allarmi sono arrivati un po’ ovunque, anche per capire chi poteva entrare nelle residenze per anziani, con il rischio che dall’esterno potesse portare il virus. Allarmi sono stati lanciati a più riprese anche da tutte le sigle sindacali e che hanno riguardato il Sant’Anna, la Asp Rodriguez di San Lazzaro, il San Domenico di Budrio e altri. Fin dal 21 febbraio. Con i responsabili degli istituti che hanno più volte lanciato sos per mancanza di personale – molti malati e positivi al Coronavirus – o per tranquillizzare. Come Gianluigi Pirazzoli, presidente dell’istituto di via Pizzardi, uno dei più grandi in regione con 250 ospiti. Ma che oggi conta il bilancio più tragico con ben 18 decessi: "Teniamo fuori tutte le polemiche – ripeteva anche alcuni giorni fa –, ora pensiamo a risolvere l’emergenza. Per tutto il resto ci sarà tempo poi". "Mio padre è morto come un cane – la rabbia di una figlia –, ora vogliamo giustizia". Anche questo sarà materiale per i Nas. E non solo.

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Il bilancio nelle case per anziani

Ad oggi sono oltre 50 gli anziani, uomini e donne, che non ce l’hanno fatta. Pezzi di storia che non ci sono più. Tutti, con altre patologie e con l’età avanzata che non ha certamente aiutato, spazzati via dall’ingresso del Covid-19 nelle case di riposo e negli istituti di cura. "La guerra è doppia – spiegava proprio ieri Sergio Venturi, il commissario regionale per l’emergenza – al momento: dentro le case private e nei focolai degli istituti per anziani". I casi di positività, purtroppo, non si contano quasi più. E nemmeno i decessi. Altri due pensionati, che erano ricoverati alla Rodriguez di San Lazzaro, poi trasferiti in cliniche private diventate Covid, sono morti anche ieri. "Dopo i 15 trasferimenti dei giorni scorsi – spiega Marica Prandini della Cgil – la situazione sembra essere migliorata. Anche se resta il problema Oss e infermieri che ancora non si trovano". Emergenza anche alla cooperativa sociale In Cammino di viale Pepoli, in città. "Al momento abbiamo un morto accertato per Covid – raccontava uno dei responsabili –, altri invece sospetti". Almeno cinque, secondo i sindacati. Tre invece le operatrici positive, una delle quali ricoverate, con la stessa coordinatrice costretta a casa in malattia. Restando a Bologna, leggermente meglio la situazione degli ultimi giorni al Parco del Navile di via Sostegnazzo dove sono morti già in sette (tra cui un uomo con importanti disabilità): "Qualche soluzione è stata trovata, – così Simone Raffaelli, Cgil – ma se il virus dovesse un domani tornare bisogna farsi trovare pronti". La situazione più difficile resta sempre quella dell’istituto cittadino Sant’Anna e Santa Caterina (18 anziani morti e circa il 40% del personale in malattia). Ieri l’Ausl ha effettuato una trentina di test sierologici a infermieri, operatori socio sanitari e al resto dei dipendenti rimasti al lavoro. Nei prossimi giorni potrebbero infine rientrare anche i primi ammalati se i due tamponi saranno negativi.

Loiano, il caso di Villa Vittoria

Una giornata da dimenticare, invece, quella vissuta alla casa di riposo Villa Vittoria di Loiano, dove il personale è stato letteralmente falcidiato come spiega la responsabile Silvia Gozzi: "In quattro si sono ammalati e siamo rimasti tre. Oggi sono venuti a fare i tamponi a tutti e ora attendiamo i risultati". Così si è deciso di trasferire tutti e dieci gli ospiti – fino a ieri senza sintomi – nella vicina Villa Sirente di Pianoro, a sua volta liberata dai precedenti residenti (una ventina), accompagnati alla residenza sanitaria Casalino di Loiano. "Insieme all’Ausl – le parole del sindaco Franca Filippini – abbiamo ritenuto che la situazione di Villa Vittoria fosse molto grave con il personale ridotto all’osso. Per questo si è deciso per il trasferimento degli anziani". I quali, nonostante il dolore per il trasloco forzato, in attesa dell’esito dei tamponi, fisicamente stavano tutti bene. "Nessuno ha sintomi – ha precisato ancora la Gozzi – e questo è la cosa più importante". Villa Vittoria è stata sanificata e temporaneamente verrà chiusa in attesa di poter riabbracciare i suoi nonni.