Paolo Pandolfi, 57 anni, direttore del Dipartimento di sanità pubblica dell’Azienda Usl
Paolo Pandolfi, 57 anni, direttore del Dipartimento di sanità pubblica dell’Azienda Usl

Bologna, 7 luglio 2020 - Il Covid 19 analizzato dal punto di vista socio demografico: una ricerca passa in rassegna chi, sotto le Due Torri, si è ammalato di più e soprattutto quali conseguenze hanno avuto le misure di contenimento sulla trasmissione del virus, in particolare il decreto dello scorso 11 marzo. Nella prima fase, si sono infettati soprattutto i manager e in generale chi viaggiava, nella seconda i professionisti sono diminuiti e il contagio è aumentato tra gli anziani, gli stranieri, i pensionati e i poveri. È il cuore dello studio realizzato dal Dipartimento di salute pubblica dell’Ausl, diretto da Paolo Pandolfi. Partiamo dai numeri. Dal 28 febbraio al 14 aprile sono state contagiate dal Coronavirus 2.282 persone residenti in città e in provincia, corrispondenti allo 0,33% della popolazione distribuita su un’area che sfiora gli 880mila abitanti.

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Direttore Pandolfi, a quali risultati siete arrivati?
"Il nostro lavoro, pubblicato su Acta Biomedica, a cui hanno partecipato fino a 30 persone per la realizzazione di inchieste epidemiologiche telefoniche, ha diviso i malati in due gruppi, il primo è costituito da 1.034 persone che si sono infettate prima del decreto ’Io resto a casa’ dell’11 marzo e il secondo è formato da 1.418 contagiati, analizzati dal 12 marzo al 14 aprile. Si sono ammalate anche altre 430 persone, ma non sono state inserite perché non corrispondevano ai criteri dell’analisi. Il nostro obiettivo era quello di descrivere il profilo socio demografico, clinico ed epidemiologico dei malati e il modo di trasmissione del Covid".

Che cosa avete scoperto?
"La maggioranza delle persone del primo gruppo, che vede colpita in prevalenza una fascia d’età che va da 45 a 64 anni, sono uomini. Inoltre, la metà è costituita da soggetti ricchi o molto ricchi".

E dopo l’11 marzo la situazione cambia?
"Sì, l’età per lo più si sposta dai 75 anni in su. E aumentano gli anziani, le donne, gli stranieri, i pensionati, i residenti nelle case di riposo, il personale dell’assistenza sanitaria e i poveri, saliti dal 34% al 47%. In crescita i casi con malattie pregresse. Diminuiscono i professionisti, i manager, gli addetti alle vendite e coloro che lavorano negli uffici. I ricchi scendono al 36,9%".

Quali sono le conclusioni dello studio?
"Secondo noi, la pandemia e le misure per controllarla hanno amplificato le disuguaglianze sociali. Quindi, la malattia non ha avuto lo stesso impatto tra la popolazione. Alcuni, come i più poveri, non hanno le misure per ridurre le condizioni di vita a rischio. Tra i più fragili, ci sono le donne, che hanno avuto l’onere di accudire la famiglia e assistere chi stava male, e gli anziani, da sempre un sottogruppo di popolazione debole per l’aspetto sociale".