Il professor Pierluigi Viale (FotoSchicchi)
Il professor Pierluigi Viale (FotoSchicchi)

Bologna, 29 marzo 2020 - Sperimentazione contro il Coronavirus anche sotto le Due Torri. Da ieri i pazienti con sintomi, vengono intercettati dai medici di medicina generale che li indirizzano ai Pronto soccorso del Sant’Orsola e del Maggiore dove trovano infettivologi pronti ad arruolarli per la somministrazione della profilassi terapeutica precoce con idrossiclorochina, un antimalarico, associata ad antivirali ed eventualmente ad antibiotici. Nella cabina di regia c’è Pierluigi Viale, direttore delle Malattie infettive del Sant’Orsola e componente dell’unità di crisi regionale.

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Professor Viale, un cambio di strategia. A Medicina gli operatori sanitari vanno nelle case dei pazienti. Qui è il contrario. Come mai?
"Non possiamo applicare lo stesso metodo, sia per i numeri della popolazione, sia per l’incidenza della malattia. A Medicina i casi sono attorno all’uno per cento, a Bologna registriamo poco più dell’uno per mille. Quindi gli interventi non possono essere uguali".

Come riuscite a intercettare i malati?
"Con uno screening attivo dei medici della Sanità pubblica e dei medici di famiglia, sono 600, pronti a scandagliare la salute dei loro assistiti. In questo modo, possiamo avviare subito la terapia".

È la stessa di Medicina?
"Sì, il trattamento si basa sulla terapia che noi riteniamo efficace".

Ha preso spunto da un modello testato in altre città?
"No. Ho solo pensato che i malati non possono più stare in casa con la febbre ad aspettare Godot. Ora iniziano a diminuire i contagi, ma continuano ad arrivare pazienti gravi. Non possiamo più permettercelo, per risparmiare le loro vite e i posti di terapia intensiva. Dobbiamo giocare d’anticipo, stanare il virus prima".

In che modo funziona lo screening?
"Attraverso il telefono. I medici chiamano le persone e rivolgono loro un’intervista strutturata, ossia con domande già preparate e uguali per tutti, insomma un format. Sulla base delle risposte, definiscono se la persona ha una sintomatologia idonea a definirla un caso sospetto e la inviano alle strutture ospedaliere, dove la aspettiamo".

Come arrivano i pazienti ai Pronto soccorso?
"Abbiamo un sistema di segnalazione che andrà a regime nei prossimi giorni: sono i medici che, dopo aver individuato le persone sospette, prenotano le visite avendo a disposizione quattro livelli di priorità".

Quali sono?
"Dall’urgenza, quindi subito, se un malato dice ‘non respiro bene e ho la tosse’, e in quel caso il medico invia immediatamente l’ambulanza, a prenotazioni da programmare entro 48 ore".

Ma i Pronto soccorso riusciranno a reggere l’arrivo dei malati?
"Lo vedremo. Intanto, sono già attivi i percorsi preferenziali per i malati Covid e poi mandiamo tutti gli infettivologi a nostra disposizione a valutarli, grazie al fatto che nei reparti ci aiutano generosamente tutti i colleghi, sia internisti sia chirurghi".

E se questa organizzazione non fosse sufficiente?
"Vedremo come andrà il fine settimana, ormai qui siamo tutti sempre al lavoro, e lunedì faremo un primo bilancio. Se non bastasse, apriremo altri check point nelle case della salute o in altri punti. Siamo in guerra e procediamo ora per ora. Chi pensava due settimane fa che saremmo riusciti ad allestire 350 posti letto Covid e oltre 100 di terapia intensiva negli ospedali bolognesi? Eppure è stato fatto".

In città sono attive anche le Unità speciali di continuità assistenziale, con medici che vanno a visitare i malati in casa. Anche da loro potranno arrivare segnalazioni?
"Certo. Grazie a loro inizieremo la terapia anche alle persone impossibilitate a muoversi e a chi è nelle lungodegenze".

Un’organizzazione ad ampio raggio.
"Sì. È un tentativo di dare una spallata all’epidemia, anche se le misure di contenimento sociale restano indispensabili, sono sempre il punto di partenza imprescindibile".