Bologna, 27 febbraio 2020 - «Siamo delusi e preoccupati". Fabio Maria Vespa, segretario regionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale, traccia così il bilancio dell’incontro con Sergio Venturi, assessore regionale alle Politiche per la salute, sull’emergenza Coronavirus.

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"Abbiamo appreso che i dispositivi di protezione individuale non sono attualmente disponibili per i camici bianchi del territorio, tra cui i medici di famiglia, i pediatri di libera scelta e i medici di continuità assistenziale – spiega Vespa –. Noi abbiamo chiesto mascherine specifiche, quelle siglate Ffp3 con il filtro, e poi camici monouso, occhiali, guanti. Ma, per il momento, non sono disponibili, gli stessi dispositivi mancano anche per il personale dipendente degli studi medici, come infermieri e segretarie. Eppure i medici di famiglia hanno responsabilità oltreché di tipo etico, anche penali, sui rischi biologici cui dovessero essere esposti i propri dipendenti". Vespa, che rappresenta circa 2mila iscritti alla Fimmg, precisa di aver chiesto "che la Regione comunichi alla Protezione civile l’intero fabbisogno dei dispositivi tenendo conto anche delle nostre categorie". Alla Regione è stata rivolta anche un’altra domanda: "Rinviare le nuove e complesse procedure per richieste di accertamenti diagnostici e specialistici e di laboratorio che dovrebbero entrare in vigore il 2 marzo. Nei nostro studi ci sarà un via vai non opportuno visto l’attuale contesto". Infine, "il problema del rilascio delle certificazioni di malattia che, così come oggi normato – sottolinea il dottore –, costringe i pazienti con sintomi di tipo influenzale, e quindi potenziali soggetti a rischio, a recarsi negli studi medici, aumentando il rischio di diffusione del contagio". Le varie sezioni Fimmg, inoltre, su questi punti hanno scritto una lettera ai prefetti.

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Per il pediatra Alessandro Ballestrazzi, segretario regionale Fimp, a cui aderiscono 460 specialisti in Emilia-Romagna, "la Regione sta mettendo in campo tutti gli sforzi possibili, ma c’è bisogno di un maggiore coordinamento con le Ausl e poi sui dispositivi di protezione ci sono problemi di approvvigionamento". I pediatri si stanno organizzando: "Stiamo cercando di limitare l’accesso negli ambulatori, per evitare la diffusione di eventuali contagi, e non facciamo visite di controllo, preferiamo rinviarle di qualche settimana. Inoltre, chiediamo ai genitori che una sola persona accompagni il bimbo malato e agli informatori del farmaco di non venire in questi giorni".

Anche Carlo Curatola, segretario regionale Fimmg per il settore della continuità assistenziale, era presente all’incontro in Regione: "Abbiamo chiesto che nelle sedi della guardia medica ci sia un accesso controllato, previo contatto telefonico. È importante filtrare l’accesso alle sedi con una telefonata, poi sarà il medico a decidere se far andare il paziente in ambulatorio, monitorarlo con presenza telefonica o recarsi a domicilio. Sarebbero utili anche cartelli da apporre fuori dalle sedi con queste informazioni. In ogni caso, non possiamo fare a meno dei dispositivi di protezione individuali idonei al contrasto del virus".