L'infettivologo Lorenzo Badia
L'infettivologo Lorenzo Badia

Medicina (Bologna), 1 aprile 2020 - Dieci i pazienti già sottoposti ai controlli all’ospedale di Imola: due ricoverati, mentre gli altri sono rientrati nelle loro case dove proseguiranno la terapia con idrossiclorochina, antivirali e antibiotici. "I primi cinque, visitati lunedì, erano tutti positivi al tampone eseguito a domicilio dalle équipe dell’Ausl di Imola – spiega Lorenzo Badia, uno degli infettivologi inviati dal professor Pierluigi Viale, direttore delle Malattie infettive del Sant’Orsola – e uno di loro è stato ricoverato perché aveva una polmonite. I cinque pazienti visti oggi (ieri, ndr), invece, sono risultati tutti negativi al tampone, tuttavia ho preferito ricoverarne uno, perché ha un quadro clinico sospetto, e fargli ripetere il tampone: potrebbe essere un falso negativo".

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Gli specialisti sottopongono le persone arruolate nel progetto a esami del sangue, ecografia polmonare ed elettrocardiogramma, a cui poi segue la loro valutazione su ogni caso. "E adesso, grazie alla disponibilità di Carlo Scialpi, internista dell’ospedale di Imola, che ci raggiunge in ambulatorio quando viene chiamato da me o dalla collega Simona Coladonato – prosegue Badia –, aggiungiamo allo screening diagnostico anche l’ecografia polmonare. Un bilancio? Finora abbiamo visto forme abbastanza lievi, speriamo di poter controllare i contagiati con la terapia iniziata subito, nei primi giorni della comparsa dei sintomi".

Intanto, prosegue l’attività delle cinque Unità speciali di continuità assistenziale uscite anche ieri sul territorio dell’Azienda Usl di Imola. A Medicina sono stati 15 i pazienti chiamati e ai quali è stato fatto il triage telefonico, 5 le visite domiciliari, 4 i tamponi effettuati, 4 le terapie consegnate. A Medicina, purtroppo, si registra anche un’altra vittima, Vito Cannone, di 81 anni, e i morti salgono così a 20, mentre un nuovo contagiato porta il bilancio complessivo dei positivi a quota 146. "Il virus può essere fermato solo precedendolo – precisa Andrea Rossi, direttore generale dell’Ausl di Imola –. Puntiamo molto sulle cure domiciliari con il nuovo modello delle Usca, di cui siamo stati lo studio pilota, e crediamo che oggi, con il contagio in fase di rallentamento, si debba agire con ancora più vigore sul territorio. Ai cittadini diciamo di stare a casa, ma di chiamare subito il medico di famiglia ai primi sintomi di malattia simil influenzale. Il medico sa bene come attivare l’Usca e fare partire il meccanismo di assistenza al domicilio".