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2 apr 2020
2 apr 2020

Coronavirus Bologna, morto un detenuto. Altri due positivi, malato anche un poliziotto

Vincenzo Sucato, 76 anni, era agli arresti domiciliari al Sant'Orsola. In quarantena altri sette tra reclusi e agenti

2 apr 2020
(DIRE) Bologna, 2 apr. - Molti per la direttrice Claudia Clementi, secondo cui "siamo l'unico carcere italiano in cui se ne sono fatti tanti"; pochi e 'fatti a caso' per i sindacati di Polizia penitenziaria. Il botta e risposta, andato in scena questa mattina in commissione a Palazzo D'Accursio, riguarda il numero di tamponi fatti a detenuti e agenti del carcere bolognese della Dozza, dove la scorsa settimana, fa sapere Clementi, "ne sono stati eseguiti 150, di cui 58 agli agenti e 92 ai detenuti". Nel dettaglio, spiega la direttrice, finora "solo un agente e' risultato positivo, a causa di un contatto personale non legato al lavoro, ed e' in quarantena, e oltre a lui altri tre poliziotti sono in isolamento perche' hanno avuto contatti con detenuti risultati positivi, comunque asintomatici". Sul fronte dei reclusi, prosegue Clementi, "ad oggi i positivi sono due, entrambi asintomatici e in isolamento, e altri quattro che hanno avuto contatti con loro sono in isolamento fiduciario". Dunque, chiosa la direttrice, "direi che al momento la situazione e' monitorata". Concorda la direttrice sanitaria Raffaella Campalastri, che aggiunge pero' che altri due detenuti "mostravano sintomi e sono stati portati in ospedale". Di questi, "uno e stato poi messo agli arresti domiciliari, mentre l'altro e' ancora ricoverato (dovrebbe trattarsi del detenuto morto di cui proprio questa mattina ha dato notizia la Uilpa nazionale, ndr). Dunque, tira le somme Campalastri, "il monitoraggio e' costante, e proprio ieri abbiamo fatto una sorta di informativa ai detenuti che avevano fatto il tampone, dando loro tutte le spiegazioni del caso, anche per diminuire le loro ansie", e inoltre sono stati "subito sanificati gli ambienti in cui lavorava il personale risultato positivo". Per il futuro, conclude Campalastri, "pensiamo ai test sierologici acquisiti dalla Regione, che potrebbero essere acquisiti anche dal Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, in modo da testare con quelli il personale e, se possibile, i detenuti per avere fotografia chiara della situazione". Di tutt'altro avviso i sindacati, secondo cui i tamponi sono, in percentuale, pochissimi (poco piu' del 10 0egli agenti e dei detenuti) e sono stati fatti sostanzialmente a caso. Chiede infatti "risposte sul metodo con cui sono stati eseguiti, perche' abbiamo addirittura sentito parlare di 'estrazione'", Annalisa Santacroce del Sinappe, mentre Francesco Borrelli del Sappe e Domenico Maldarizzi della Uilpa Polizia penitenziaria rilevano che "58 tamponi su 450 agenti sono pochissimi". Anche perche', ricorda Maldarizzi, "nei giorni della rivolta molti di noi erano privi di dispositivi di sicurezza, e successivamente, come ci e' stato detto oggi, 15 infermieri e otto medici sono risultati positivi". Come mai, quindi, "non e' stata fatta la ricerca dei contatti stretti per la Polizia penitenziaria, che in quei giorni era a stretto contatto con la direzione sanitaria?", rincara la dose il sindacalista. Che torna a chiedere "test urgenti su tutti gli agenti, perche' anche se ci sono i Dispositivi di protezione individuale, l'uso promiscuo dei servizi igientici, ad esempio, porta con se' il rischio di contagio", percio' "bisogna fare il tampone a tutti, anche servendosi di laboratori privati esterni, e allontanare i positivi dalla sede di lavoro per scongiurare questo rischio ed evitare al datore di lavoro di incorrere in gravissime responsabilita' per non aver tutelato la salute dei lavoratori". Le cose non vanno meglio quando si parla delle mascherine. Clementi, infatti, afferma che "inzialmente abbiamo avuto delle difficolta' riguardo alla loro disponibilita', che pero' negli ultimi giorni si sono abbondantemente sanate, perche' sono arrivate attraverso il Provveditorato e sono state distribuite in maniera congrua". Ben diverso il quadro dipinto da Borrelli e soprattutto da Maldarizzi, che spiega che "per molti giorni, dopo la rivolta, abbiamo usato pezzi di stracci, rifiutati da alcu
Nel riquadro, Vincenzo Sucato. Il detenuto, deceduto, positivo al covid-19
(DIRE) Bologna, 2 apr. - Molti per la direttrice Claudia Clementi, secondo cui "siamo l'unico carcere italiano in cui se ne sono fatti tanti"; pochi e 'fatti a caso' per i sindacati di Polizia penitenziaria. Il botta e risposta, andato in scena questa mattina in commissione a Palazzo D'Accursio, riguarda il numero di tamponi fatti a detenuti e agenti del carcere bolognese della Dozza, dove la scorsa settimana, fa sapere Clementi, "ne sono stati eseguiti 150, di cui 58 agli agenti e 92 ai detenuti". Nel dettaglio, spiega la direttrice, finora "solo un agente e' risultato positivo, a causa di un contatto personale non legato al lavoro, ed e' in quarantena, e oltre a lui altri tre poliziotti sono in isolamento perche' hanno avuto contatti con detenuti risultati positivi, comunque asintomatici". Sul fronte dei reclusi, prosegue Clementi, "ad oggi i positivi sono due, entrambi asintomatici e in isolamento, e altri quattro che hanno avuto contatti con loro sono in isolamento fiduciario". Dunque, chiosa la direttrice, "direi che al momento la situazione e' monitorata". Concorda la direttrice sanitaria Raffaella Campalastri, che aggiunge pero' che altri due detenuti "mostravano sintomi e sono stati portati in ospedale". Di questi, "uno e stato poi messo agli arresti domiciliari, mentre l'altro e' ancora ricoverato (dovrebbe trattarsi del detenuto morto di cui proprio questa mattina ha dato notizia la Uilpa nazionale, ndr). Dunque, tira le somme Campalastri, "il monitoraggio e' costante, e proprio ieri abbiamo fatto una sorta di informativa ai detenuti che avevano fatto il tampone, dando loro tutte le spiegazioni del caso, anche per diminuire le loro ansie", e inoltre sono stati "subito sanificati gli ambienti in cui lavorava il personale risultato positivo". Per il futuro, conclude Campalastri, "pensiamo ai test sierologici acquisiti dalla Regione, che potrebbero essere acquisiti anche dal Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, in modo da testare con quelli il personale e, se possibile, i detenuti per avere fotografia chiara della situazione". Di tutt'altro avviso i sindacati, secondo cui i tamponi sono, in percentuale, pochissimi (poco piu' del 10 0egli agenti e dei detenuti) e sono stati fatti sostanzialmente a caso. Chiede infatti "risposte sul metodo con cui sono stati eseguiti, perche' abbiamo addirittura sentito parlare di 'estrazione'", Annalisa Santacroce del Sinappe, mentre Francesco Borrelli del Sappe e Domenico Maldarizzi della Uilpa Polizia penitenziaria rilevano che "58 tamponi su 450 agenti sono pochissimi". Anche perche', ricorda Maldarizzi, "nei giorni della rivolta molti di noi erano privi di dispositivi di sicurezza, e successivamente, come ci e' stato detto oggi, 15 infermieri e otto medici sono risultati positivi". Come mai, quindi, "non e' stata fatta la ricerca dei contatti stretti per la Polizia penitenziaria, che in quei giorni era a stretto contatto con la direzione sanitaria?", rincara la dose il sindacalista. Che torna a chiedere "test urgenti su tutti gli agenti, perche' anche se ci sono i Dispositivi di protezione individuale, l'uso promiscuo dei servizi igientici, ad esempio, porta con se' il rischio di contagio", percio' "bisogna fare il tampone a tutti, anche servendosi di laboratori privati esterni, e allontanare i positivi dalla sede di lavoro per scongiurare questo rischio ed evitare al datore di lavoro di incorrere in gravissime responsabilita' per non aver tutelato la salute dei lavoratori". Le cose non vanno meglio quando si parla delle mascherine. Clementi, infatti, afferma che "inzialmente abbiamo avuto delle difficolta' riguardo alla loro disponibilita', che pero' negli ultimi giorni si sono abbondantemente sanate, perche' sono arrivate attraverso il Provveditorato e sono state distribuite in maniera congrua". Ben diverso il quadro dipinto da Borrelli e soprattutto da Maldarizzi, che spiega che "per molti giorni, dopo la rivolta, abbiamo usato pezzi di stracci, rifiutati da alcu
Nel riquadro, Vincenzo Sucato. Il detenuto, deceduto, positivo al covid-19

Bologna, 2 aprile 2020 - Non soltanto la prima vittima tra le mura di un carcere, ma anche altri due detenuti malati di coronavirus e un agente della polizia penitenziaria contagiato. E' pesante il bilancio del carcere della Dozza, alle porte di Boligna. Nel carcere di Bologna, informa il Garante, sono stati effettuati 150 tamponi, 92 su persone detenute e 58 su poliziotti

La vittima è  Vincenzo Sucato, 76 anni:  ha cessato di vivere all' ospedale Sant'Orsola di Bologna . E' lui la prima vittima tra i reclusi. A quanto si apprende da fonti penitenziarie l'uomo era agli arresti domiciliari nel nosocomio. 

La notizia era stata anticipata dal sindacato Uilpa , poi la conferma è arrivata anche dal Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria), spiegando che l'uomo, di origini siciliane, non era più in carico al carcere bolognese dove era stato recluso. Sucato era stato ricoverato nell'unità di medicina d'urgenza del policlinico Sant'Orsola, e poi, sottoposto al tampone, era risultato positivo. L'autorità giudiziaria competente gli aveva concesso gli arresti domiciliari all'ospedale.

Il detenuto era stato arrestato nel dicembre 2018 per associazione di tipo mafioso su ordine del Gip di Termini Imerese (Palermo), ed era sottoposto a una misura cautelare in attesa di primo giudizio. Era arrivato nel carcere bolognese della Dozza ad agosto 2019. È stato ricoverato in ospedale il 26 marzo per plurime patologie e aveva anche difficoltà respiratorie. Entrato in ospedale, dunque, non come paziente Covid-19, è stato comunque sottoposto a tampone, risultando positivo.

"Era in cella con un altro detenuto, asintomatico, che è in isolamento in carcere, così come le altre persone che avevano avuto contatti con lui", spiega all'Ansa.  Antonietta Fiorillo , presidente del tribunale di Sorveglianza di Bologna. 

E infatti altri due detenuti della Dozza sono risultati positivi - riferisce Mauro Palma, garante nazionale delle persone private della libertà - e sono ora in isolamento. Positivo anche un agente della polizia penitenziaria dello stesso istituto. Altri 4 detenuti, entrati in contatto con quelli ora in isolamento, sono in "domiciliazione fiduciaria", cioè in quarantena. In "domiciliazione fiduciaria" ci sono inoltre altri tre poliziotti penitenziari.

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