Bologna, 3 marzo 2021 - Presidente, quanti posti letto Covid arrivano dalla sanità privata?
"Anche se non sono ancora tutti attivi, nei prossimi giorni saranno 421. Si tratta di uno sforzo gigantesco per noi, che compiamo per spirito di squadra e senso di responsabilità". Averardo Orta, appena riconfermato all’unanimità presidente di Aiop (l’Associazione italiana ospedalità privata), guarda alla terza ondata e al grande momento di difficoltà e di pressione sulla rete ospedaliera, raccontando l’impegno del campo privato nella lotta al virus. Un momento di difficoltà in cui è arrivata la richiesta da parte dell’Ausl di sospendere l’attività chirurgica programmata, per concentrare gli sforzi in maniera sinergica contro la pandemia, mentre si sommano le criticità per una rete che conta nel bolognese 13 strutture, 1.400 posti letto, tremila collaboratori e un fatturato di 230 milioni di euro (con i dati relativi al 2019).

Di che sforzo si tratta nello specifico?
"Noi forniamo 1/4 delle prestazioni gratuite nell’Area metropolitana e rappresentiamo il 40% dei posti letti autorizzati (diversi e in maggior numero di quelli accreditati, ndr ). Siamo disposti a mettere in campo il 40% dello sforzo nella lotta al Covid per un discorso di equità, che significherebbe arrivare a 1.200 ricoverati positivi al virus, cosa che per fortuna fino ad ora non si è verificata".

Un impegno in proporzione superiore alla vostra dimensione. E il resto delle attività?
"Lunedì scorso è arrivata la richiesta dall’Ausl di ridurre e sospendere l’attività chirurgica ordinaria, il nostro ‘core business’, il nocciolo delle attività: si tratta sicuramente di un segnale di grande affanno e di forte pressione sul sistema sanitario nazionale. Ci aspettano due settimane complicate".

Come pensate di reagire?
"Abbiamo chiesto un incontro urgente con ildirettore Ausl Paolo Bordon per chiarire alcuni aspetti pratici e organizzativi. Cioè occorre capire come applica questo stop. Abbiamo pazienti ricoverati e persone che arrivano da altre regioni per farsi operare nelle nostre strutture, magari per interventi di protesi all’anca o al ginocchio. Sarebbe utile capire quindi se il blocco potesse partire da lunedì prossimo, in modo da smaltire le prenotazioni attuali".

Il flusso è notevole?
"Tantissimi vengono nelle strutture Aiop perché trovano e riconoscono un risultato clinico di qualità nelle prestazioni. Sospendendo l’attività chirurgica, si allungano le liste d’attesa".

Questo comporta tempistiche molto dilatate?
"Eravamo in grado di smaltire parte dell’arretrato accumulato nel 2020, ma ora con l’attività bloccata ricominceremo ad accumulare prenotazioni e l’intera macchina subirà rallentamenti".

Quanto pesano questi sforzi sul vostro bilancio?
"Dipende da struttura a struttura, ma tutti stiamo subendo un danno importante. Si parla di ristori e rimborsi che dovrebbero arrivare dalla Regione, un’alleanza fra pubblico e privato che copre parte dei costi. I primi mesi del 2021, però, rimangono tra i peggiori di sempre".

E il personale sanitario?
"Continua la grande carenza. Questo in una fase in cui, oltretutto, medici, infermieri e operatori sono particolarmente a rischio e ci sono difficoltà per le sostituzioni. Purtroppo non abbiamo migliaia di persone disoccupate pronte a prendere servizio, quindi le lacune non vengono colmate".

Questo in cosa si traduce?
"Molti finiscono per andare via da un giorno all’altro, lasciando i reparti scoperti, così come nelle strutture socio-assistenziali, dov’è stato lanciato un grido d’allarme per garantire l’assistenza minima".