Al Policlinico il picco massimo di affetti da Covid lo scorso inverno ha toccato quota 400
Al Policlinico il picco massimo di affetti da Covid lo scorso inverno ha toccato quota 400

Bologna, 25 settembre 2020 - I segnali, inutile negarlo, preoccupano. Ma questa volta, in caso di un nuovo tsunami da Covid-19, sarà diverso. Ne sono certi al Policlinico Sant’Orsola e al Maggiore, "perché la ’Linea Maginot’ ora è prontissima". Tradotto: più posti letto e attrezzature, rispetto alla prima ondata di febbraio/marzo, più personale, soprattutto addestrato, e principalmente più conoscenza di quel nemico che non appare più così invisibile. "Anche se dovessero tornare i numeri dello scorso inverno – attacca Nicola Cilloni, direttore della terapia intensiva del Maggiore –, i posti letto su Bologna ora ci sono e senza fare i salti mortali di trasformazioni di sale operatorie in terapie intensiva. Saremmo in grado di gestire la situazione molto meglio".

L’investimento. Innanzitutto grazie ai 34 posti letto in più (oltre ai ’vecchi’ 21) nel suo reparto che ospita due anziani pazienti, purtroppo gravi, affetti da Covid-19. "Ad oggi la situazione è tranquilla – riprende –, meno, certamente, della scorsa estate. Rispetto all’inverno, invece, c’è una grande differenza: a febbraio i positivi arrivavano direttamente in ospedale, ora sono quelli che andiamo a cercare casa per casa e questo è un enorme passo in avanti. C’è stato un grosso investimento, abbiamo messo in piedi un intero piano dedicato e attrezzatissimo per il Covid, abbiamo più personale medico e infermieristico il quale arriva già addestrato per non essere lasciato con le mani in mano".

L’ultimo dato di ieri parla di 33 nuovi positivi nell’area metropolitana, quasi raddoppiato rispetto ai giorni scorsi. "Ma un rialzo era atteso – riprende il direttore della terapia intensiva –, non ci aspettiamo però il boom di marzo".
Padiglione 25. Dove, per esempio, al Policlinico Sant’Orsola si è arrivati (a marzo) addirittura a contare oltre 400 pazienti Covid come picco massimo. Contro i 43 attuali provenienti dall’intera area metropolitana: 9 in terapia intensiva (uno molto grave), 2 in sub-intensiva, 20 ricoverati in degenza ordinaria, mentre i restanti 12 nel reparto ’sospetti’. "I segnali che si leggono – precisa Luca Lavazza, direttore sanitario del Sant’Orsola – preoccupano, anche se non c’è certezza di ciò che potrà succedere e la prudenza è massima. Un evento molto temuto era legato alla riapertura delle scuole, per fortuna i dati sono buoni. L’obiettivo è contenere la gestione degli infetti senza più dover trasformare gli ospedali". Fiore all’occhiello è il cosiddetto Covid-hospital, nato nel padiglione 25 e che conta la bellezza di 103 nuovi posti letti per affrontare un potenziale ritorno della pandemia "senza andare ad intaccare altri reparti".





Occhio all’influenza. Ma non solo Covid. Ciò che è atteso nei prossimi giorni è il ritorno dell’influenza stagionale, con sintomatologie molto simili a quelle del Coronavirus. "Gli accessi al pronto soccorso – riprende il direttore sanitario –, proprio per questo potranno essere aumentati. Sarà fondamentale, mai come quest’anno e soprattutto per le persone più fragili, la campagna vaccinale che inizierà a breve per la protezione dell’intero sistema".
Senso civico. Tornando al temuto virus, manco a dirlo, il senso civico delle persone giocherà il ruolo più importante come ricordano i medici. "La gente – chiude Nicola Cilloni – deve acquistare consapevolezza che in prima linea questa battaglia la combattono i medici ma la vince il senso civico di chi si mette la mascherina, di chi si lava le mani, di chi sacrifica una festa di compleanno con 30 persona, sapendo che la superficialità verrà pagata a carissimo prezzo in termini di vite e di soldi. Noi siamo prontissimi, la differenza la faranno però i cittadini".

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